venerdì 31 gennaio 2020

Un fine settimana a Lucerna tra cultura e mercatini di Natale...

Lo scorso mese di dicembre, con Sabri e Kiki, abbiamo visitato la splendida cittadina svizzera di Lucerna, incuriositi anche dalla possibilità di visitare i suoi mercatini di Natale.

Posizionata sul Lago dei Quattro Cantoni (chiamato anche Lago di Lucerna), è separata in due parti dal fiume Reuss, ed è famosa soprattutto per i suoi due ponti di legno che collegano tra loro le due divisioni della città (famosissimo soprattutto è il Kapellbrücke).


Il Kapellbrücke
Partiamo in treno dalla stazione di Milano Centrale nella mattinata di freddoloso venerdì. La scelta è ricaduta sul treno in quanto ci sembrava la soluzione più comoda. In circa tre ore e mezzo ci porterà a destinazione, pensando di fare un viaggio tranquillo e comodo, ammirando il panorama. Bene, comodo si rivelerà sicuramente, tranquillo invece lo sarà a metà a causa di una numerosissima famiglia di connazionali, seduta vicino a noi, che ci "allieterà" il viaggio con urla, discussioni ad alta voce, improperi e gossip degno dell'italiano medio. Fortunatamente, di fronte alle nostre rimostranze, il capotreno ci fa accomodare in prima classe, dove riusciremo a terminare il viaggio in modo molto più sereno, ma purtroppo l'educazione per alcuni rimane sempre un oggetto misterioso.
Bando alle ciance, eccoci a Lucerna!

Il benvenuto alla stazione di Lucerna
Depositati i bagagli nel nostro albergo, ci dirigiamo verso la nostra prima meta: la chiesa dei Francescani, la Franziskanerkirche, risalente al XIII secolo, e famosa per la Cappella di Sant'Antonio. Oltre alle bellezze che troviamo internamente nella chiesa, un particolare desta la nostra curiosità: in un angolo, un piccolo tavolo e delle sedie, su cui sono poggiati fogli, matite e pennarelli, indica che vi è uno spazio dedicato ai più piccoli, dove hanno la possibilità di sedersi e fare disegni a loro piacimento, per poi appenderli sulla lavagna retrostante. Non mi era mai capitato di vedere una cosa simile in una chiesa, e la noteremo anche nelle successive chiese che visiteremo.








Usciti dalla Franziskanerkirche, subito dietro ad essa, si aprono due piccole piazzette collegate tra di loro da una stretta viuzza. Qui troviamo il primo mercatino di Natale, dove artigianato locale, bevande e cibi tipici fanno sfoggia di sé: una specie di vin brulé riscalderà per bene le mie ossa, mentre le ragazze si rifocillano con un dolcetto. Su di una bancarella dedicata a personaggi e attrezzature di legno per presepi, farò anche qualche acquisto per arricchire il mio "presepe agricolo". Se devo essere sincero, non rimaniamo molto entusiasti di questo primo mercatino, ci pare piuttosto povero e monotono.




Arriviamo quindi sul fiume Reuss, e ci dirigiamo verso lo splendido Kapellbrücke. Si tratta di un ponte completamente di legno che attraversa il fiume e che prende il nome dalla vicina Cappella di Sankt Peter, e sulla cui destra emerge dalle acque la famosa e imponente Torre dell'acqua (Wasserturm). La particolarità di questo ponte è che sotto la copertura triangolare superiore, vi sono inserite più di cento tavole in legno riportanti degli affreschi in cui è narrata la storia sia della città, sia della Svizzera in generale. Purtroppo alcune tavole sono andate perse durante l'incendio del ponte avvenuto nel 1993, e sono state sostituite con delle copie.
La maestosità del ponte, il leggero cigolio delle tavole di legno su cui si cammina, e la sua storia, rendono emozionante il suo attraversamento, e ci concediamo anche qualche sosta per goderci la vista della città.





Superando l'Altes Rathaus (il municipio, dove non può mancare il solito ristorante interno, come tutti i Rathaus visti quest'estate in Germania), giungiamo quindi nella parte vecchia di Lucerna, dove, a nostro malgrado, immancabilmente finiamo nelle classiche vie dello shopping moderno. Luci natalizie e vetrine addobbate addolciscono l'atmosfera, ma la frenesia della gente rimane piuttosto fastidiosa. Dopo aver quindi visto alcuni negozi, decidiamo di spostarci verso la stazione ferroviaria, dove lì vicino, sulla riva del lago, sorge il Kultur-und Kongresszentrum (centro di cultura). Si tratta di un edificio moderno progettato dall'architetto francese Jean Nouvel nel 1999. Dalla forma particolare, squadrata, e con tutte pareti a vetro, ospita il museo d'arte moderna, una biblioteca, un centro congressi e una caffetteria, frequentata soprattutto da giovani studenti. Al suo interno è presente anche un teatro/sala concerti.
Rimaniamo stupiti dalla quantità di persone che lo affollano, sicuramente si tratta di un bellissimo punto di ritrovo per la città, chiediamo anche la possibilità di visitare il teatro, ma purtroppo sta per iniziare uno spettacolo e quindi non possiamo accedervi.
Peccato, ma nel frattempo, Kiki nota una cosa all'esterno del centro culturale che non può non attirarla: un'enorme pista di pattinaggio all'aperto, in riva al lago. Non possiamo non esimerci dal fare una bella pattinata! Pronti, via! Noleggiati i pattini, s'inizia a "danzare" (o meglio rotolare) sul ghiaccio. Cadute, scontri e qualche improperio in tedesco ci arriva, ma il divertimento non manca, tanto che ci lasciamo le ossa su quella pista per quasi un'ora e mezza!
"Raccattato" quel che rimaneva di noi stessi, ci dirigiamo in un piccolo parchetto sul lago dietro il Kultur-und Kongresszentrum, dove è presente un secondo mercatino. Ne approfittiamo per mangiare con calma, e poi rientriamo in albergo, perché anche questo mercatino è piuttosto deludente.

Verso il centro

Vie dello shopping

Cala la sera...

Si pattina...

Albero di Natale

Notturna dal Kapellbrücke
Il giorno successivo è ricco di appuntamenti. Usciti dall'albergo, ci dirigiamo verso il secondo ponte di legno sulla Reuss, lo Spreuerbrücke (Ponte del Mulino). Anche questo ponte è molto particolare: presenta sempre delle tavole dipinte, dove su ognuna di essa è rappresentato un determinato lavorante che viene "accolto" dalla morte! Piuttosto macabro, ma molto suggestivo!

Lo Spreuerbrücke
Il secondo appuntamento sono le vecchie cinte murarie medievali poste a nord-est della città: le famose Museggmauer. Si trovano su di una collina che domina Lucerna, e fanno da sfondo alla vista cittadina. Ci inerpichiamo quindi su di un ripido sentiero che ci porta a costeggiare le mura. A distanza di circa 100 metri l'una dall'altra, troviamo le Museggturm, le torri di guardia, e dall'ingresso di una di esse, cerchiamo di salire sulla camminata posta in cima alle merlate delle mura. Purtroppo un cartello indica che la camminata è chiusa nel periodo invernale, e quindi dobbiamo desistere dal percorrerla.

Uno degli ingressi alle Museggmauer
Non ci perdiamo d'animo. Siamo sopra la collina, una vista stupenda su Lucerna ed il suo lago ci accompagna tra le vie di un quartiere lussuoso, in un susseguirsi di ville antiche e moderne che "rapiscono" la nostra attenzione. Giungiamo quindi a una delle attrazioni più famose della città e della Svizzera in generale, il Lowendenkmal Luzern, il Leone di Lucerna. Si tratta della raffigurazione di un leone morente, che è scolpito nella roccia. Ha dimensione davvero notevoli ed imponenti. Il leone è rappresentato con la testa poggiata su di uno scudo di Francia, che protegge anche con gli artigli, e presenta una ferita sul fianco causata da una freccia. Sopra la nicchia è presente l'inscrizione latina "HELVETIORUM FIDEI AC VIRTUTI" (significa "Alla fedeltà e alla virtù degli Elvetici"). Il monumento è un omaggio alle guardie svizzere uccise durante la Rivoluzione Francese nel 1792, le quali avevano il compito di difendere Re Luigi XVI.



Ci spostiamo di qualche metro, ed eccoci a visitare il famoso Giardino dei Ghiacciai. La sfortuna ci perseguita, e anche qui un cartello indica che una parte del Giardino non è visitabile. Spiace, ma ormai siamo lì e quindi decidiamo di visitarlo lo stesso. Ma cos'è il Giardino dei Ghiacciai? Si tratta di un percorso tra marmitte enormi, dal diametro di quasi 10 metri e di pari profondità, derivate dall'erosione fatta da un ghiacciaio in epoca glaciale. E' davvero impressionante come la massa di ghiaccio e poi acqua abbia scavato e levigato la roccia, rendendola davvero liscia. Molto belli e curiosi anche i vari tipi di fossili (sia animali, sia vegetali), che si trovano durante il percorso. Purtroppo non possiamo visitare la rimanente parte a causa di alcuni lavori in corso, ma sicuramente la visita è stata interessante ed istruttiva.



Sulla discesa che ci riporta verso il centro città, passiamo all'interno della cupola del Bourkaki-Panorama, dove ammiriamo l'enorme dipinto circolare nel quale è rappresentata la guerra franco-prussiana, e giungiamo a visitare la chiesa di Hofkirche (Collegiata di San Lodegario e Maurizio). La caratteristica di questa chiesa sono le due slanciate torri che si spingono verso l'alto, uniche parti sopravvissute alla demolizione della chiesa avvenuta intorno al 1600, mentre un'ampia scalinata conduce al suo ingresso.
Ci concediamo poi una piacevole passeggiata sul lungolago, dove possiamo ammirare, avvolto dalla neve, il maestoso monte Pilatus, che domina Lucerna ed è uno dei suoi simboli. Noi non abbiamo avuto tempo di farla, ma le guide indicano che il Pilatus merita davvero un'escursione per andare alla sua scoperta. Sul lungolago abbiamo poi l'opportunità di vedere un anfiteatro utilizzato soprattutto d'estate per concerti all'aperto, e molto curioso, gente che giocava a bocce in piccoli spiazzi!

Verso il Bourkaki-Panorama


Chiesa di Hofkirche







Il monte Pilatus

Si gioca a bocce...


Dopo un assaggio di cioccolato in una lussuosa cioccolateria artigianale (siamo in Svizzera e non potevamo non farlo), torniamo tra le vie del centro, dove udiamo un suono di campanacci. Ma sì, sono loro! San Nicola, i bambini ed i Krampus, che a suon di campanacci sfilano in città per scacciare il male. Una rappresentazione ancora molto in voga sull'arco alpino, anche nel nostro sud Tirolo e Trentino. Ed è una festa per i più piccoli, i quali chiedono doni ai più grandi (si tratta sempre di caramelle e dolcetti). Impressionante il rumore dei campanacci, che sono davvero enormi ed in numero davvero notevole, mentre il "cattivo" Krampus, sceso dalle zone più impervie delle montagne, con la sua frusta castiga tutti i malcapitati che si trovano sotto tiro, ed è compito di San Nicola tenerlo a bada!



Lasciamo passare tutto il corteo, e ci dirigiamo in Muhlenplatz, dove ci attende l'ultimo mercatino. Anche qui oggetti di artigianato locale la fanno da padrone, ma non ne siamo particolarmente attratti, e quindi ci spostiamo ancora (i mercatini di Natale saranno la vera delusione di questo weekend).

Attraversando il terzo e più recente ponte sopra la Reuss, giungiamo di fronte alla chiesa barocca dei Gesuiti, la Jesuitenkirche: tra le chiese visitate, sicuramente è quella che ci ha colpito di più, con la ricchezza dei suoi stucchi alle pareti, dove l'alternarsi del colore bianco delle pareti con quello rosa di stucchi e marmi, crea un contrasto di notevole impatto visivo, davvero bello.

Il più recente ponte ad archetti sulla Reuss...

Curiose facciate
L'interno della Jesuitenkirche





Inizia a calare la sera, decidiamo quindi di trovare un buon ristorantino dove rifocillarci (abbiamo notato che qui si cena molto presto, verso le 18.30), per poi chiudere con una bella birra fresca in un pub molto carino.

Magie di luce...

Notturna...


Il mattino dopo siamo pronti per passare le ultime ore in terra svizzera, e come da programma, ci rimane un'ultima cosa da visitare: il Sammlung Rosengart Luzern!
Si tratta di un museo ricavato nei locali dell'ex Banca Nazionale della Svizzera, dove è esposta la collezione Rosengart, della quale fanno parte alcune tra le opere più importanti di pittori del calibro di Picasso, Klee, Matisse, Monet e Cézanne. La collezione appartiene alla famiglia Rosengart, ed è il frutto di svariati anni di raccolta e acquisto di opere da parte del commerciante d'arte Siegfried Rosengart e poi di sua figlia Angela.
Un intero piano è dedicato a Pablo Picasso, dove possiamo trovare anche foto, oggetti personali, acquerelli, disegni, oltre ai suoi stupendi dipinti.
Tra le opere di altri pittori degne di nota troviamo "Sera alla finestra" di Chagall, "Lauretta con il turbante bianco" di Matisse, una natura morta di Cézanne, alcuni paesaggi invernali di Monet, il "Lagunenstadt" di Paul Klee, e anche la "Cariatide" del nostro Amedeo Modigliani.
In breve, per chi è amante dell'arte, di questi pittori, non può fare a meno di visitare questa collezione, da sola vale l'intero viaggio a Lucerna.

Viaggio a Lucerna che si conclude nel pomeriggio, il treno ci aspetta. Fortunatamente la nostra carrozza è sgombra da "disturbatori", partiamo, nuvole minacciose e scure affollano la cima del Pilatus, ma noi nel giro di qualche minuto corriamo già lontani! Lucerna, con il suo carico di storia, cultura, fascino e mondanità è alle nostre spalle, ma la ricorderemo sempre con grande piacere!

mercoledì 29 gennaio 2020

Clos de la Coulée de Serrant 2002...

Iniziamo l'anno "enologico" con una grandissima bottiglia, una di quelle che non dovrebbe mai mancare nella cantina di un appassionato del buon bere: il Clos de la Coulée de Serrant del grandissimo Nicolas Joly!

Ci troviamo nel nord-est della Francia, sulla Loira, a Savennières, nelle vicinanze di Angers. Qui, in un terreno scistoso con abbondante presenza di sabbia silicea e quarzo, trova la sua più alta espressione un vitigno molto particolare, lo Chenin Blanc (chiamato in loco anche Pineau de la Loire). Vitigno che risulta avere una grandissima acidità e grande capacità all'invecchiamento.

Uno dei produttori più noti (se non il più famoso) di questo vitigno, è Nicolas Joly. Nicolas, vigneron dal 1980, produce i suoi vini ottenuti da questo vitigno solo ed esclusivamente tramite agricoltura biologica. Dal retro etichetta, che potete vedere nelle foto pubblicate sotto, si trovano altre informazioni su questo vino: l'uva è molto "colorata" (tende ad essere brunastra), si ha una resa per ettaro piuttosto bassa e sono effettuate fino a cinque cernite dei grappoli prima che essi arrivino in cantina.
Aromaticità, complessità e potenzialità d'invecchiamento derivano dalla scelta di fare agricoltura biologica ed al particolare terroir, e tutto ciò porta Joly a potersi fregiare di essere l'unico produttore riguardante l'AOC Coulée de Serrant.
In cantina il metodo di lavoro è tradizionale, tralasciando eventuali moderne rilavorazioni. Aggiungo io che viene fatto un passaggio in doppia barrique di rovere da 500 litri e un affinamento sulle fecce per 8 mesi.
Si consiglia di travasare il vino prima di berlo, e di servirlo ad una temperatura di 14°.

Bene, veniamo quindi alla descrizione e degustazione della nostra bottiglia…

Clos de la Coulée de Serrant
Appellation Savennières - Coulée de Serrant Contrôlée
Vitigno: Chenin Blanc
Titolo alcolometrico: 14,5°
Produttore: Nicolas Joly

Una bottiglia che presi circa 10 anni fa, e che decisi a suo tempo di lasciar riposare in cantina ancora per qualche anno, proprio perché incuriosito dal fatto che lo Chenin Blanc dà il meglio di se stesso con qualche decade sulle spalle.

L'apertura della bottiglia avviene 24 ore prima, in modo da lasciar ossigenare per bene il vino, e non faccio alcun travaso come invece consigliato da Joly.

Un colore notevolmente ambrato spicca nel bicchiere, con una buona consistenza (struttura e ricchezza di alcol) data da una presenza di archetti ben sviluppata sulle pareti del bicchiere.
L'esame olfattivo è inebriante: si parte da albicocca secca, a seguire pompelmo, litchi e sbuffi di lime ci aprono le porte a sentori di canditi, lievito, per poi passare a note minerali, tra cui grafite e gesso, fino ad arrivare a note salmastre, iodate, saline. Arriviamo quindi alla parte speziata: tostatura, affumicatura, vaniglia, pepe bianco si susseguono l'un l'altro, chiudendo con un ventaglio di profumo di fiori gialli e gelsomino. Consiglio di lasciar passare qualche minuto tra un'inspirazione e l'altra, vedrete come cambiano e variano i profumi che troverete nel bicchiere!
In bocca è assolutamente sublime: secco, grande morbidezza e buona alcolicità (il titolo alcolometrico qui si sente), e con una freschezza, sapidità e corpo disarmanti!
Rotondo, opulento, largo, ti avvolge completamente il palato con una grande finezza, con una trama vellutata e fresca. Si sente che la struttura data da zuccheri, acidi, polifenoli è davvero ricca di materia e per nulla banale, sorretta da una sapidità che è una vera e propria stilettata, ma mai stucchevole, anzi elegante, che porta a sentire e sorreggere note di peperone ed in generale note vegetali e affumicate, la cui intensità è davvero notevole.

Penso che sia davvero uno dei vini più grandi che abbia mai bevuto, camaleontico nei suoi profumi e gusti, in continua evoluzione (il bello del gioco sarebbe stato avanzarne un poco per il giorno successivo, ma l'ingordigia è stata tanta, visto che la bottiglia è finita presto). Sicuramente mi metterò subito alla ricerca di qualche altra bottiglia da mettere "a riposare" per qualche anno in cantina. Esperienze simili vanno vissute più di una volta nella vita…
Ah...qualcuno mi chiede del costo di tale vino: dipende dall'annata, si va dai circa 70 € delle più recenti, fino a 120-130 € per quanto riguarda le annate più vecchie (attenzione a non confonderlo con uno dei suoi fratelli minori, sempre prodotti da Joly), ma se si hanno gli agganci giusti, si può trovare anche a qualcosa meno, e soprattutto vi assicuro che vale questi soldi!
Quindi ora siete pronti per acquistarlo e degustarlo! Poi mi racconterete la vostra esperienza "mistica" con il Clos de la Coulée de Serrant!




venerdì 10 gennaio 2020

Il quiz sul mio rione gerenzanese...il Burghett...


Mi sono divertito nel creare un quiz sul mio rione di Gerenzano, il Burghett.
Sono 101 domande alle quali, oltre agli specifici contradaioli, qualsiasi gerenzanese può provare a rispondere.
Serve, oltre che a "sbizzarrirsi" nel trovare le risposte corrette, anche a tenere viva la memoria su luoghi, fatti e persone legate a quello spicchio di Gerenzano.
Le prime cinque immagini sono le domande, le successive tre immagini sono le risposte. Ma chiaramente non andate subito a verificare le risposte, provate prima da soli a rispondere in maniera corretta!
Buon divertimento!

P.S. purtroppo la qualità delle immagini sul blog è pessima, per renderle più leggibili ho dovuto aumentarne le dimensioni, ma comunque per chi fosse interessato ad averlo in pdf, mi può contattare alla mail scagno1971@gmail.com.

DOMANDE

RISPOSTE



lunedì 6 gennaio 2020

20*C+M+B+20

Benedizione con il gesso presso Casa Carnelli a Gerenzano
Benedizione con il gesso presso Casa Carnelli a Sesto San Giovanni


Durante le vacanze della scorsa estate, trascorse scoprendo la splendida Germania, tra le varie cose viste, una in particolare ha destato la nostra curiosità: la scritta 20*C+M+B+19 fatta in gesso bianco, posta sull'architrave di molte porte d'ingresso delle abitazioni.

Abbiamo quindi chiesto lumi al proprietario di un B&B presso il quale alloggiavamo e dove era presente la scritta, ci ha spiegato che si tratta di un'inscrizione che viene posta nel giorno dell'Epifania da parte del capofamiglia, ed è una benedizione della casa e dei suoi componenti familiari. Relativamente alla simbologia della scritta, ci ha detto che i numeri 20 e 19 stanno ad indicare l'anno corrente, le lettere C, M, e B indicano le iniziali dei Re Magi (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre - in tedesco Caspar, Melchior e Balthazar), l'asterisco rappresenta la stella cometa che ha guidato i Magi, e le tre croci indicano la croce cristiana.



Tutta questa storia mi ha particolarmente colpito, ed una volta a casa, ho provato a documentarmi su di essa tramite qualche ricerca in internet e interpellando qualche conoscente che sapevo poter aiutarmi in questa materia. E' più complessa di quanto descritto dal nostro amico tedesco (immagino che abbia semplificato molto la descrizione), e soprattutto ha più varianti.

Il denominatore comune a tutte, è che si tratta di una vera e propria benedizione della casa, che viene eseguita nel giorno dell'Epifania (dodicesimo giorno dopo Natale, facente parte dei dodici giorni santi - o anche detti notti sante, mentre in Alto Adige vengono chiamate le dodici notti del fumo, "Rauhnächte"). E' una tradizione cristiana che si svolge principalmente nei paesi di lingua tedesca, ma anche in Ungheria, Romania, Polonia e Nord America, e la troviamo anche nel nostro Trentino Alto Adige, in alcune zone del Friuli, in Lessinia e presso alcune comunità pastorali dislocate in tutta Italia (ho scoperto, per esempio, che anche la chiesa di Vanzaghello la esegue). Sono note alcune foto nel web del Papa emerito Benedetto XVI nelle quali si può notare come, sulla porta d'ingresso della sua residenza nel Vaticano, sia presente la scritta.

Tutto nasce dalla benedizione che il parroco pratica sulla porta d'ingresso della chiesa, apponendo con un gessetto la scritta 20*C+M+B+20, dove nella realtà le tre croci rappresentano la frase "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Alcune scuole di pensiero indicano che le lettere siano, come detto prima, le iniziali dei Re magi (dove la C può essere sostituita con la K di Kaspar - dipende dalle zone), e questa ipotesi potrebbe essere suffragata dal fatto che la benedizione del gessetto era inserita nel nel Rituale Romanum, specificatamente per scrivere la frase sulla porta. Per altre, invece, corrisponde all'acronimo di "Christus Mansionem Benedicat" (Cristo benedica questa casa). L'anno deve essere quello appena iniziato (quindi nell'anno successivo bisognerà aggiornare il numero finale), e l'asterisco è, come detto prima, la Stella Cometa che ha guidato i Magi al Bambin Gesù (anche se non tutti disegnano l'asterisco, ma lo sostituiscono con un'altra croce).

A questo punto il parroco benedice dei gessetti che sono poi distribuiti agli Sternsinger (i Cantori della Stella) o anche detti Caroler, gruppi di ragazzi e adulti travestiti da Re Magi, i quali intonano canti tradizionali (Dreikönigslieder). Essi passano di casa in casa ad apporre la benedizione sull'uscio di casa, ricevendo in cambio offerte a scopo benefico, dolci o doni.

E' comunque reale (e probabilmente anche più diffusa), la versione che mi diede il proprietario del B&B. La scritta della benedizione può apporla di casa in casa, oltre che gli Sternsinger, anche il parroco, ma nelle località dove queste figure non giungono, la può apporre il capofamiglia seguendo questo rito (in realtà, come detto in precedenza, vi sono svariate tipologie di questa benedizione, altre le indicherò di seguito).
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Benedizione della casa nel giorno dell'Epifania con il gesso

Come accennato prima, per apporre la scritta bisogna avere un gessetto e dell'acqua benedetti. Ci si reca quindi dal parroco per farseli benedire. Una curiosità: nelle zone dell'Alto Adige fanno benedire anche dell'incenso e del sale. Il sale è messo nell'acqua benedetta per non farla gelare, perché loro hanno temperature sicuramente più basse.
Questa particolare benedizione venne inserita nel Rituale Romanun, denominata Benedictio Cretae. Di seguito potete vedere delle immagini e descrizioni relative a questa benedizione presenti proprie in alcune edizioni del Rituale Romanum.

 
 
La traduzione della benedizione descritta è la seguente:
 
V/. Il nostro aiuto è nel nome del Signore
R/. Che ha fatto il cielo e la terra
V/. Il Signore sia con voi
R/. E con il tuo spirito

Benedici, Signore Dio, questa terra (o questo gesso) tua creatura: perché abbia un salutare effetto per il genere umano; e concedi, per invocazione del tuo santissimo nome, che chiunque l'avrà gustata o con essa avrà scritto sulle porte di casa sua i nomi dei tuoi santi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, per la loro intercessione e i loro meriti, riceva la salute del corpo e la protezione dell'anima.
Per Cristo nostro Signore
Amen

Si asperge poi il gessetto di acqua benedetta.

Alcuni indicano la possibilità di benedire il gessetto anche da parte del capofamiglia, senza ottenerla dal parroco (personalmente questa soluzione la scarterei, preferisco che siano benedetti da un sacerdote). Comunque la formula e preghiera non differiscono molto da quella sopra citata.

Benedizione "casalinga" del gessetto
Capofamiglia Il nostro aiuto è nel nome del Signore
Famiglia Che ha fatto il cielo e la terra
Capofamiglia Il Signore sia con voi
Famiglia E con il tuo spirito
Capofamiglia Preghiamo
L'amore di Dio benedica questo gesso che ha creato, sia di aiuto alla nostra gente, e per il suo Santo Nome, per i suoi Santi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre che scriveremo sulla porta della nostra casa, il Signore interceda perché questa casa riceva la salute del corpo e la protezione dell'anima di chi la abita e di chi la visita.
Per Cristo nostro Signore
Amen


A questo punto, segue la benedizione della casa, ponendo sull'architrave la scritta 20*C+M+B+20 e pronunciando questa frase:

I tre Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, hanno seguito la stella del Figlio di Dio che si è fatto uomo duemilaventi anni fa. Il Signore benedica questa casa e ci accompagni in questo nuovo anno.
Amen


Si asperge successivamente di acqua benedetta l'ingresso di casa.

Il sito Benedicaria, che tra l'altro si occupa di credenze popolari e tradizioni, indica invece il seguente passo del Vangelo da recitare durante l'apposizione della scritta:

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-3;14)
In principio era il Verbo, (scrivere: 2)
e il Verbo era presso Dio (scrivere: 0)
e il Verbo era Dio. (scrivere +)
Egli era in principio presso Dio. (scrivere: C)
Tutto è stato fatto per mezzo di lui, (scrivere: +)
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. (scrivere: M)
E il Verbo si fece carne (scrivere: +)
e venne ad abitare in mezzo a noi; (scrivere: B)
e noi vedemmo la sua gloria, (scrivere: +)
gloria come di unigenito dal Padre, (scrivere: 2)
pieno di grazia e di verità.
(scrivere: 0)

(la casa viene aspersa di acqua benedetta ed incensata)  

A seguire si recita quindi la seguente preghiera:

 Ti chiediamo, Signore, di benedire questa casa e quanti vi vivono. In questa casa regnino sempre amore, pace e perdono. Concedi alle persone che la abitano sufficienti beni materiali e abbondanza di virtù; siano accoglienti e sensibili alle necessità altrui; nella gioia ti lodino, Signore, e nella tristezza ti cerchino; nel lavoro trovino la gioia del tuo aiuto, e nella necessità sentano vicina la tua consolazione; quando escono, godano della tua compagnia, e quando tornano sperimentino la gioia di averti come ospite; questa casa sia davvero una chiesa domestica in cui la Parola di Dio sia luce e cibo, e la pace di Cristo regni nei cuori di chi la abita fino ad arrivare un giorno alla tua casa celeste. Per Cristo, nostro Signore
Amen

Volendo si può terminare la benedizione con un Padre Nostro.

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Altre formule possono essere le seguenti:

Benedizione della casa nel giorno dell'Epifania con il gesso in uso nell'altopiano del Renon


Benedizione della casa nel giorno dell'Epifania con il gesso in uso presso la Parrocchia di Ponte dei Nori (VI)



Benedizione della casa nel giorno dell'Epifania con il gesso in uso presso la Parrocchia di Vanzaghello (MI)

A Vanzaghello forniscono anche una lavagnetta su cui scrivere 20*C+M+B+20, da applicare sull'architrave
Immagine tratta dal sito dell'Abbazia di Santo Stefano - Genova

Sono state preparate delle bustine contenenti gessetto e istruzioni per la benedizione della casa nel giorno dell'Epifania, da distribuire ai fedeli dopo la Santa Messa odierna
Inutile dire che sono rimasto molto affascinato da questa tradizionale benedizione, e pur non essendo tipica delle nostre zone, ho voluto eseguirla stamane a casa, come potete vedere dalle due foto in apertura dell'articolo (ho provveduto a far benedire i gessetti e l'acqua). Spero possa essere di buon auspicio per questo nuovo anno...

P.S. rimanendo in tema di tradizioni, ma stavolta locali, vi rammento che in passato, nelle nostre zone (alto milanese) e Brianza, lo scambio dei doni avveniva nel giorno dell'Epifania, e non a Natale. Ricordatevi quindi di fare un piccolo regalino ai vostri cari anche in questo giorno, e nella notte precedente la festività, di porre sul davanzale della finestra acqua, pane e fieno per i cammelli dei Magi!
Inoltre non può mancare sulle nostre tavole quello che negli anni è diventato il dolce tipico dell'Epifania nel Varesotto, il cammello di pasta sfoglia.
E se è vero che l'Epifania tutte le feste porta via, non scordiamoci che tra una decina di giorni saremo pronti a bruciare il falò di Sant'Antonio, dove nella questua della legna andrà intonato il seguente testo:

Tòni, Tòni, brüsa la barba
Tòni, Tòni, brüsa ul barbìn
Nüm sem chì, bulèta sparà
Ma sant'Antoni al va unurà.
Tòni, Tòni, brüsa la barba
Tòni, Tòni, brüsa ul barbun!


Fonti:
Testimonianze orali e scritte di conoscenti
Parrocchia di Ponte dei Nori
Parrocchia di Vanzaghello
https://www.sternsinger.de/
https://blog.libero.it/benedicaria/
https://shema.it/
https://www.cantualeantonianum.com/