giovedì 17 gennaio 2013

Immagini da Sant'Antoni de Saronn...

Domenica mattina con Sabri ci siamo recati a visitare la fiera di Sant'Antonio a Saronno (vedi qui per saperne di più sul Santo e sulla festa).
Oltre alle innumerevoli bancarelle, la parte più interessante è stata sicuramente la ricostruzione di uno spaccato di un borgo agricolo degli inizi del '900, dove vi erano presenti svariati figuranti in costume d'epoca, davvero molto belli.
D'obbligo è stato l'acquisto dei firòn, che una volta a casa ha destato molta curiosità in Kiki e nei miei nipotini, in quanto loro non hanno mai visto queste collane di castagne.
Con rammarico ho però notato che ormai più nessuna bancarella di dolciumi vende la "tira e taca", croccante di zucchero caramellato che "divoravo" in pochi minuti quando ero piccolo io.
Bellissima poi è stata l'esecuzione del suono della campana fatto dai “fioeu del rion de Sant’Antoni”, è stato un momento molto emoziante.
Di seguito pubblico una carrellata di immagini inerenti alla manifestazione.
Foto di Sabrina Gatti (vietata la riproduzione).


Benvenuti a Sant'Antoni del purscell





La stalla - 1

La stalla - 2

Oche !!!


La mola, attrezzo principale del "mulita"


Questo non l'avevo mai visto: segnatempo con corda (quest'ultima è a destra del braccio in legno). In base se la corda è secca o bagnata, l'asta in legno si posiziona su una delle scritte...

A destra, un cardatore per la lana

Casa a ringhiera, sotto trova "spazio" una topia d'uva

L'ingresso della stalla



I firòn !!!




Si mangia !!!


Che ammucchiata !!!

Il borgo si anima...

Ossa di appestati

Statua di San Rocco

Reliquia di Sant'Antonio

L'altare della chiesetta

Trofei di caccia !!!

Si prepara il budello per i cudeghìtt...

Regiù e pancetta...

Si brinda !!!

Scopetta tra amici...

La morra !!!


Panni appesi ad asciugare

Si preparano i panini...

L'osteria del borgo

Classe 1869

Zucche colorate...

Cippo in memoria della peste del 1630...

Il pozzo di San Patrizio !!!

La chiesetta

Tutto pronto per il gioco della pignatta !!!

martedì 15 gennaio 2013

Nebbiolo del Nord: "Omaggio a Quintino Sella"...

Oggi vi parlo di un ottimo vino ottenuto principalmente da uva Nebbiolo: "Omaggio a Quintino Sella" !
La particolarità di questo vino è di essere prodotto non nella culla del Nebbiolo, ovverosia nel bellissimo scorcio di Langa piemontese che corrisponde alla zona di Barolo e Barbaresco (e dintorni), ma bensì la sua zona di produzione (e corrispondente DOC) è quella di Lessona, vicino a Biella.
Ricordiamo, infatti, che il Nebbiolo dà ottimi risultati anche fuori dalle Langhe, in zone appunto come il Nord Piemonte (Carema, Boca, Bramaterra, Ghemme e Lessona), Valle d'Aosta (dove è chiamato Picoutener), ed in Valtellina (chiamato anche Chiavennasca), dove va a creare fantastici vini come per esempio gli Sforzati oppure i Valtellina Superiore tra cui Sassella, Grumello e Inferno.

Torniamo alla nostra bottiglia: ha un nome altisonante, addirittura è un omaggio ad una determinata figura, Quintino Sella. Chi è costui ?

Quintino Sella
Vissuto nell'800, biellese, fu una figura di spicco nel mondo politico, arrivando a ricoprire anche la carica di Ministro delle Finanze. Ingegnere e membro fondatore del CAI, perorò la causa dell'unità d'Italia. Si racconta che brindò a quest'evento con una bottiglia di Nebbiolo di Lessona, ragione per cui le Tenute Sella, che è il produttore di questo vino, ha deciso di dedicargli questa particolare edizione.

Lessona DOC "Omaggio a Quintino Sella"
Annata 2004
Titolo alcolometrico 12,5%
Vitigno: Nebbiolo 85% - Vespolina 15% (provenienti dal vigneto "Rivaccia")
Età media delle viti: 50 anni
Data vendemmia: 8 Ottobre 2006
Affinamento: 48 mesi in botti in rovere di Slavonia da 25 hl
Lotto: L96/11

Nel bicchiere troviamo un colore rosso rubino scarico, tipico del Nebbiolo.
Lasciato "respirare" un poco, si è investiti dall'eleganza straordinaria di una miriade di aromi che si presentano l'uno dietro l'altro con una progressione, pulizia e nitidezza impressionanti.
L'attacco è su note speziate di tabacco, cuoio, cenere, caffè, cacao, rosmarino, alloro, e soprattutto liquirizia. Richiama poche note di frutta rossa, riconosco solo un accenno di mirtillo, per poi passare ad uno dei classici sentori floreali del Nebbiolo, la rosa.
In bocca è di una straordinaria eleganza, vira su note minerali con una grande acidità tagliente (per farvi un'idea di quest'ultima: avete presente da piccoli quando si appoggiava la lingua sulla lama del temperino per sentire la "scossa" ? Ecco la sensazione è simile).
Vengono richiamati sentori salini e ferrosi, si dimostra opulento, con una grande struttura, e tannini "corretti" nella loro aggressività. Emergono ulteriori note di caffè e cacao, il tutto amalgamato ed equilibrato in una straordinaria morbidezza al palato.
Buonissimo, un vino da mettere in cantina sicuramente e da proporre ad una cena tra amici, magari facendolo accompagnare ad un bel brasato con polenta fumante, visto il periodo invernale...!
Garantito da me che farete un figurone !

P.S. dello stesso produttore, consiglio caldamente inoltre di assaggiare il Lessona "San Sebastiano allo Zoppo" e il Bramaterra "I Porfidi", eccellenti vini anche loro...

Per chi volesse approfondire la storia della DOC Lessona, consiglio il bellissimo libro di Alberto Pattono, che trovate sul suo sito: http://www.albertopattono.it/?page=216-8

giovedì 10 gennaio 2013

17 Gennaio: Sant'Antoni de Saronn...

Nel calendario delle feste popolari di Saronno, c’è una data molto importante, il 17 Gennaio.

In questo giorno a Saronno si festeggia Sant’ Antonio, abate egiziano vissuto nel III secolo, che dedicò la sua vita alla meditazione e all’ascesi. Difensore dei cristiani, trascorse i suoi ultimi anni in pieno deserto, pur continuando comunque a sostenere i più bisognosi.

La sua figura divenne ben presto oggetto di culto, ricordandone anche le sue sembianze esteriori, come per esempio il bastone ricurvo a cui si poggiava e la campanella attaccata a quest’ultimo, che avvisava del suo arrivo.

E’ chiamato anche Sant’Antoni dal purscell, a causa di uno “strano” connubio tra lui e quest'animale dovuto al fatto di essere protettore degli animali, ed alla sua figura è abbinata anche la presenza del fuoco (famosa è la malattia del fögh de Sant'Antoni). Infatti nella ricorrenza del festeggiamento del Santo, è usanza accendere un grosso falò, in modo da scacciare il maligno e propiziare invece l'avvento di una stagione benevola. In realtà sempre nello stesso periodo dell'anno, c'è un antico rito contadino che viene festeggiato nello stesso modo: la Giöebia o Giubiana (ma di questo parleremo più avanti in un articolo a lei dedicato).

Altro soprannome di San Antonio è quello di Santo del freddo, visto che viene festeggiato durante il culmine dell’inverno.

A Saronno in suo onore fu eretta nel 1400 circa l’omonima chiesetta. Fu testimone di svariate epidemie di peste succedutesi  negli anni, e nelle sue vicinanze fu costruito un Lazzaretto per gli appestati.

La chiesa fu poi consacrata da San Carlo Borromeo.
La chiesetta de Sant'Antoni
In epoche più recenti, il 17 Gennaio, data della festa del santo, i contadini saronnesi si recavano all’esterno della chiesa per far benedire il bestiame (oltre che per baciare la reliquia del santo in essa contenuta). Con la trasformazione da borgo agricolo a industriale, l’usanza si è poi trasformata nella classica benedizione di auto, camion e trattori.

Durante il giorno di festa, viene suonata incessantemente la campana della chiesetta, in modo da fare da richiamo alla gente. Un tempo il picchiettio della campana era eseguito manualmente dai “fioeu del rion de Sant’Antoni”.
Da corollario alla venerazione del santo, fanno ben mostra di sé innumerevoli bancarelle, soprattutto di dolciumi.

Ricordo benissimo che quando ero piccolo, i miei nonni e genitori tornavano a casa sempre con il firòn, una “collana” di castagne cotte al forno legate tra loro tramite uno spago, e assieme al firòn mi regalavano la tira e taca (una specie di croccante a forma di spirale allungata).
I fironàtt ai tempi erano tutti saronnesi, e provenivano dalle vicine cascine, come quella della Cassina Ferrara, la Colombéra e la Manuèlla.
Ul firòn
La festa de Sant’Antoni, a Saronno viene identificata anche come festa di mòros (festa degli innamorati). Oggi si può ridere su quest'aneddoto che vi sto raccontando, ma una volta ul firòn era considerato un emblema fallico, ed i giùvin fidansà omm non lo facevano acquistare alla loro mòrosa.
Tradizione era mangiare a Sant’Antoni  i cudeghìtt còld con polenta o più comunemente con le lenticchie. Altro piatto classico era la cazzoeùra (vedere il detto sotto indicato).
Molti i detti e proverbi locali dedicati a questo Santo, vediamo di ricordarne alcuni:


·         A Sant’Antògn, on’ora e on grogn
·         Sant’Antoni da la barba bianca – fémm trovàa quel ca ma manca
·         Sant’Antoni – frécc da demòni
·         A Sant’Antoni, firòn e cazzoeùra


Riporto anche questa bellissima poesia di Giuseppe Radice, saronnese, promotore di cultura locale e socio fondatore della Società Storica Saronnese:
Lüs de Sant’Antoni


Come l’è viva e bella ‘sta gesètta
quand la lüsiss al dì de Sant’Antoni.
Ghe se fann dree, intorna a la sirètta,
firlér de gent che fann un pandemoni.


In mezz al frècc che ‘l picca e ‘l cagna i oss
ribrillen bancarei pien de bomboni.
Sotta al tabàr, quattaa dal gran geross,
un quai veggètt el tacca sù i fironi.


Se sent un martellett pestà i campann
fra tanto agibile che gh’è in la féra:
anca ‘sta festa gh’ha ‘l so bell riciamm.


Per cascià via malann e malefizi
se pizza a Sant’Antoni ‘na candira:
e coi patér se sbrana i regolizi.


Come dice anche Radice nella sua poesia, la festa attrae gente da tutti i paesi del circondario, e negli ultimi anni, tramite l’associazione Sant’Antonio di Saronno, nel fine settimana precedente al 17, viene fatta una rievocazione storica con un apposito corteo. Inoltre ci sarà la rappresentazione di un borgo contadino e verranno dati da degustare piatti tipici.
Quest’anno la rievocazione si svolgerà il 12-13-14 Gennaio, mentre il 17 ci sarà la sagra (vedere link sottostanti).


http://www.santantoniodisaronno.it/la_sagra.htm


Consiglio a tutti di non mancare a questi appuntamenti, in quanto fanno parte delle nostre tradizioni, e rimangono sempre momenti di aggregazione locale e di festa (sia religiosa che più semplicemente di divertimento).
Bon Sant’Antoni a tutt i gent…

mercoledì 9 gennaio 2013

L'impronta ambientale dell'agriturismo "Il Campagnino"


In questi giorni, tra le varie notizie trovate online, una ha attirato la mia attenzione, reputandola molto interessante.
Riguarda un agriturismo cremonese, “Il Campagnino”, situato nella frazione di Villarocca, facente parte del comune di Pessina Cremonese.
La particolarità di quest’ agriturismo è quella di essere il primo ristorante in Italia che certifica la quantità di anidride carbonica (CO₂) emessa per ogni piatto presente nel loro menù.
Il numero indicato di COemessa è identificato come “impronta ambientale”. E’ un passo verso il futuro, perché l’ “impronta ambientale” potrà essere prossimamente applicata su tutti i prodotti di qualsiasi settore.
Questo porterà a indirizzare il consumatore nella scelta di prodotti derivati da una produzione con bassa emissione di gas nocivi, premiando così le aziende più virtuose sotto questo punto di vista.

Ma torniamo al nostro agriturismo.
Innanzitutto c’è da dire che coltivano un’antica varietà di grano, il grano monococco (oltre a coltivare anche il saraceno).



Questo grano ha più di 10.000 anni ed ha rappresentato una risorsa agricola in Europa fin dall'età del Bronzo. Tracce di questo grano sono state ritrovate in siti archeologici nelle zone di Cremona e bassa bresciana, ed addirittura è stato ritrovato anche nello stomaco di Otzi, il pastore della Val Senales ritrovato nel 1991.
Trattasi di un grano di tipo rustico che non necessita di particolari cure, e si adatta bene a sistemi colturali sostenibili e biologici. In agriturismo questo grano viene seminato con la tecnica della semina su sodo, avendo quindi meno dispersione di CO nell'atmosfera.
 

Spighe di grano monococco
Poi hanno studiato come poter lavorare il terreno utilizzando tecniche meno inquinanti, con l’ausilio di apposite macchine agricole.
Inoltre si approvvigionano delle rimanenti materie prime da utilizzare a tavola appoggiandosi alle altre aziende agricole a loro vicine, comprando per esempio ortaggi, salumi, latte, il tutto praticamente a km zero, e alimentando quindi l’economia locale.
Il passo successivo è stato l'ottenimento dell’ “impronta ambientale”.
Seguendo degli appositi parametri di Legambiente, sono stati sviluppati dei calcoli da Ambiente Italia che hanno portato a ottenere la certificazione ambientale.

A oggi l’agriturismo propone due menù, uno vegetariano, mentre l’altro è di carne.
Andando a leggere il valore di COtotale di ogni menù, vediamo che vince quello vegetariano (1,06 kg di COemessi contro gli 8,35 kg di quello di carne).

Che dire, mi sembra un’ottima idea quella dell’agriturismo, avanti con i tempi, che meriterebbe di passare a trovarli sia per congratularsi, sia per assaggiare questi menù a km zero e certificati ambientalmente.

Agriturismo “Il Campagnino”

Strada Esterna Campagnino n°9
26030 Pessina Cremonese
Tel. 0372 87020
Fax 0372 87020
http://www.agriturismoilcampagnino.it/
E-mail: rmignani@inwind.it


E soprattutto iniziamo ad entrare nell’ottica di sperare di poter vedere finalmente a breve l’etichetta riportante il valore di COsu ogni prodotto che acquisteremo, vedendo quindi quanto incidiamo anche noi stessi con le nostre scelte all’emissione di gas nocivi per il nostro fabbisogno personale.

P.S. Riflessione personale: ma siamo sicuri che tutte le aziende, ristoranti, fornitori, etc., etc., saranno contenti di mettere in piazza il “loro inquinamento” nel caso un domani debba essere indicato per legge ?

Ho il vago sospetto che ne vedremo delle belle !!!

venerdì 28 dicembre 2012

Il cantastorie di Gerenzano...

Il cantastorie...chi è...chi sono ?
Dei cantastorie troviamo traccia già nel Medioevo...
Principalmente sono personaggi girovaghi, che "armati" di chitarra, spostandosi da un paese all'altro, raccontavano in forma cantata storie e leggende antiche, intrattenendo il pubblico che mano a mano era sempre più numeroso, attratto magneticamente da questa figura...
Poi con il passare dei secoli, questa figura è scomparsa, o meglio, si è trasformata nei personaggi che con dedizione e passione tramandano il loro sapere, le loro conoscenze, la storia delle nostre genti, in modo che il nostro passato non muoia, ma rimanga vivo nella nostra memoria...

E forse non tutti sanno che anche Gerenzano ha avuto il suo cantastorie locale...
Sì, era un signore alto, forte, ben piazzato, capelli brizzolati, con una voce dal timbro deciso e squillante...
Questo signore è stato un precursore nello studio del dialetto, delle usanze del suo paese, della storia e degli avvenimenti passati gerenzanesi...il suo strumento non era la chitarra, ma bensì una semplice penna ed una buona memoria, anzi un'ottima memoria...

Io ero ancora piccolo, e ricordo l'entusiasmo di questa persona e di un suo amico quando decisero, nel lontano 1982/1983, di iniziare una sorta di manoscritto riportante la storia gerenzanese di fine '800 - inizio e prima metà '900. Anni in cui Gerenzano subiva il passaggio da un'economia agricola ad una industriale, con tutti i pro e contro del caso, ponendo fine ad un'epoca per aprirne un'altra.
La persona in questione iniziò quindi una meticolosa opera di ricerca su vecchi documenti e detti locali, iniziò ad intervistare i vecc e regiù del paese per sapere com'era la vecchia Gerenzano e com'era la loro vita da giovani, girò casa per casa per farsi dare vecchie foto, fu uno degli ultimi ad entrare alla De Angeli per fotografarne gli interni, produsse e scrisse centinaia di bozze, appunti e documenti cartacei che poi presero la forma di un manoscritto.

Il suo titolo è RIMEMBRANZE GERENZANESI

E' uno spaccato della vita dei nostar vecc, della vita nelle corti, delle usanze e dei costumi dell'epoca, del sudore "sputato" a lavorare nei campi, e di quello successivamente "sputato" poi nelle industrie locali...delle vicissitudini passate a cavallo delle due guerre mondiali, del tempo della fame...

Sono tante le vicende che il cantastorie di Gerenzano ha riassunto in questo suo lavoro (disponibile presso la biblioteca di Gerenzano), e sono state tante le volte che io personalmente, con entusiasmo, le ho sentite raccontare e le ho apprezzate direttamente dalla sua voce...così come tante altre persone sono state affascinate dalla sua figura, dalla sua abilità oratoria, dalla sua penna, dai suoi appunti e dal suo modo di porsi...

Ma il suo lavoro di ricerca non si è fermato...con gli anni a seguire ha continuato a raccogliere dati, proverbi, foto, si è spinto anche nei paesi confinanti per trovare ulteriori informazioni, è venuto a contatto con la Società Storica Saronnese, il cui presidente fu per anni anche un suo professore all'Arcivescovile di Saronno...
La sua voce e la sua penna hanno incantato il suo pubblico, i suoi racconti hanno dato lustro e ricordo ad una vita ed a gente ormai lontana dall'attuale società, portando alla ribalta la cultura e le usanze di una volta, che al giorno d'oggi sono scomparse.
Ascoltando e leggendo i suoi racconti è come fare un tuffo nel passato, riscoprire la propria identità e i valori culturali delle generazioni passate.
Scopriamo quali erano i giochi dei bambini di allora, i lavori dei nostri nonni, le fabbriche del paese, alcune funzioni religiose ormai scomparse, le varie modifiche che ha subito il nostro territorio...

Più volte il nostro cantastorie è stato additato come "LA MEMORIA STORICA DI GERENZANO"...
Perchè è stato il primo ad arrivare a capire che la conoscenza della nostra storia ed identità locale, fatta di ricordi ed immagini, è un legame che unisce le generazioni passate, presenti e future...

E' stato un pozzo di conoscenza e di sapere da cui altri hanno poi, negli anni a seguire, tratto spunto nel divulgare la nostra cultura, e per questo è stato ed è inimitabile...

Nel suo cassetto personale trovano posto ancora tanti racconti e scritti inediti, storie di genti e vita ormai perduta, ma che possiamo conoscere ancora oggi grazie a lui...
E dalle sue storie ho tratto spunto anch'io, perchè mi ha trasmesso la passione per questa particolare attività di ricerca di un mondo antico...

Il suo sogno era di pubblicarle tutte in un nuovo libro, ma la sorte avversa l'ha prematuramente portato via troppo presto, nel mese di Dicembre di quest'anno...

Il suo nome è Mario Carnelli, mio padre...

E l'eredità che mi ha lasciato è proprio quella di continuare a mandare avanti il suo lavoro di cantastorie gerenzanese, divulgando le sue storie fatte di ricordi e scritti a mano...

Per questo, con l'anno nuovo, mi metterò d'impegno nel pubblicarle tutte in un libro dedicato alla sua memoria...libro che poi sarà disponibile per tutti i gerenzanesi che vorranno riscoprire la propria identità...

E soprattutto voglio farlo perchè è stato un padre eccezionale, un uomo di sani principi, e come detto dai suoi amici, un vero GALANTUOMO d'altri tempi...

Chiudo con la frase di apertura che hai scritto per quella che doveva essere l'introduzione al tuo libro:

                               "Come un tuffo nel passato i ricordi si sono
                                 fatti vivi. A volte davvero la vita vissuta ci
                                 torna a parlare e ci aiuta a vedere ciò che
                                con gli occhi non vediamo più"
                                                                                                     Mario Carnelli


Ciao papà, grazie per tutto quello che hai fatto per me e per i tuoi concittadini...

10/01/2013: aggiungo questo link tratto dal sito di Gerenzanoforum, dove Pierangelo Gianni, curatore dello stesso, dedica un articolo in ricordo di mio padre (p.s. il ragazzino nelle foto sono io).
http://www.gerenzanoforum.it/storie/gente/mario%20carnelli/mario%20carnelli.htm
Ringrazio sentitamente il Sig. Gianni, di cui sono profondo estimatore per l'impegno profuso verso la nostra cittadinanza sia a livello politico che culturale.

martedì 18 dicembre 2012

L'età del cemento...



Interessante articolo sul consumo di suolo in provincia di Varese, ed in generale in Lombardia...

http://www3.varesenews.it/varese/il-cemento-si-mangia-seimila-metri-quadrati-al-giorno-250861.html

Di notevole interesse anche il documentario "L'età del cemento", dove viene analizzato lo stesso problema (in rete, o nel link sopracitato, trovate il trailer).

Ulteriori approfondimenti sul consumo di suolo lombardo degli ultimi 50 anni li trovate anche sul sito dell'ERSAF:

http://www.ersaf.lombardia.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idArea=16914&idCat=16918&ID=27091&TipoElemento=Categoria

Stessi temi trattati anche su Legambiente Lombardia:

http://lombardia.legambiente.it/contenuti/documenti/le-mappe-e-i-dati-sul-consumo-di-suolo-lombardia

Ed anche dal sito "Salviamo il paesaggio" trovate molti spunti interessanti sullo stesso tema:

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/

Legato sempre a "Salviamo il paesaggio" troviamo anche

http://www.stopalconsumoditerritorio.it/

Nel nostro piccolo territorio gerenzanese, più volte anche i ragazzi dell'associazione "Il Gelso" http://www.ilgelsogerenzano.org segnalano e partecipano a serate dedicate a questo argomento.

Reputo l'abuso consumistico del nostro territorio una delle piaghe più profonde che affligge l'odierna società, da tempo lo denuncio, e vedo che come me molte associazioni e gruppi lo fanno.
Il problema è che però il messaggio viene recepito in maniera debole dal singolo cittadino, probabilmente perchè fa gioco di tutti (politici, imprenditori, costruttori e perchè no, esponenti legati ad organizzazioni malavitose) tenerci all'oscuro dei continui sfregi fatti sul nostro suolo (in modo che possano continuare a specularci sopra), o peggio ancora è lo stesso cittadino che si rende "menefreghista" in merito.
Ovverosia fa la parte di quello che guarda il suo piccolo orticello, l'importante è avere il televisore e cellulare ultima generazione, una bella e potente macchina nuova, lanciarsi negli acquisti più sciocchi ed inutili che offre l'attuale società consumistica, e tante altre belle cose per apparire all'ultima moda (mio personalissimo parere sia chiaro, ognuno i soldi li spende come vuole e la sua vita la conduce come vuole).
Poi che si viva nello smog, circondati da mura di cemento da tutte le parti, invasi da nuove strade ed autostrade fin sotto casa, lobotomizzati da volantini e pubblicità dei centri commerciali posti a 3 km di distanza l'uno dall'altro, fa niente...per loro pare sia bello così.
Poi forse un domani si pentiranno di lasciare tutto questo schifo in eredità ai loro figli, ma sarà sicuramente troppo tardi.

E' adesso il momento di unire le nostre forze per cercare di salvare quello che la natura intorno a noi riesce ancora ad offrirci...è ora di svegliarci e preservare il nostro territorio, che è anche parte della nostra identità !!!

N.B: giusto per chiarire la mia posizione, io non sono contro lo sviluppo sociale e l'aggiornamento delle nostre città, tessuti urbani e suburbani, che comunque portano "benessere" ed una maggiore qualità della vita (o per lo meno si spera), ma voglio che prima si parta a considerare l'utilità di nuove infrastrutture, ponderando bene la scelta di nuove costruzioni, mentre si potrebbe e si deve rivalutare l'utilizzo di aree dismesse e di nuove soluzioni alternative di trasporto, anche potenziando quelle esistenti senza stravolgere il territorio come si sta facendo ora.

P.S. domanda banalissima: ma per chi e per cosa si continuano a costruire case, palazzi e capannoni ?
Siamo pieni di queste tipologie di infrastrutture addirittura vuote, sfitte...perchè quindi continuare a costruirne ?
Il trasporto in gomma, negli ultimi anni, è in continuo calo in tutta Europa.
Perchè quindi si continuano a costruire strade, autostrade ed opere faraoniche (Pedemontana e Brebemi in primis) per questo tipo di trasporto e non si incentivano o potenziano invece trasporti alternativi ?
La verità è che si tratta di mera speculazione economica, incurante dei danni ambientali che tutto ciò provoca, nonchè in alcuni casi oggetto di infiltrazioni mafiose con riciclo di denaro sporco e smaltimento di rifiuti pericolosi (chi percorrerà la Brebemi si ricordi che sta viaggiando in parte su un sottosuolo contaminato)...

Spero solo che si risvegli in fretta in tutti noi una coscienza civica, che ci porti a capire gli errori che stiamo commettendo nei riguardi di Ambiente & Territorio, rivedendo le azioni ed i progetti finora fatti, nel tentativo di trasformarli davvero in qualcosa di veramente utile, e che soprattutto preservino il nostro verde e le nostre zone agricole.

venerdì 14 dicembre 2012

La Grande Année 2002 by Bollinger


Ecco una delle mie bollicine preferite, un vino stupendo, delizioso, che emoziona ogni volta che viene bevuto...

Champagne La Grande Année Brut 2002
Pinot nero 63% - Chardonnay 37%
Titolo alcolometrico: 12%
Uve provenienti da vigneti Grand Crus per il 76%, il rimanente 24% provengono da Premiere Crus
Sboccatura Aprile 2010
Produttore: Bollinger, Ay - France
Prima fermentazione in piccole botti di rovere, presa di spuma in bottiglia.
Maturazione in cantina per un periodo superiore ai 5 anni.
Remuage e sboccatura a mano.

Bottiglia elegante nella sua etichettatura e presentazione, consone al blasone della maison.
Vino figlio di un'annata eccezionale nella regione della Champagne (in ordine cronologico le ultime due annate memorabili sono la 1996 e appunto la 2002), nel bicchiere si presenta cristallino, con colore tendente al dorato e perlage finissimo...
Sbuffi di lievito, pasticceria secca, canditi e panettone lasciano in successione il posto a note agrumate di pompelmo, albicocca e frutta secca, melone, una punta di glicine, per poi passare a del fieno secco. Gessoso, con note caramellate che fanno ampliare ulteriormente il bouquet aromatico, creando un vortice di profumi inebrianti che lascia incantato il degustatore...
In bocca gioca su una grande pulizia, morbidezza e struttura, con un'acidità elegante che corre in tutto il palato.
Dotato di grande materia, è burroso, rotondo, grasso e setoso nello stesso momento, non ti abbandona mai, dimostrando una PAI interminabile, lentamente sfuma su note di burro e panettone, richiamando le sensazioni percepite in precedenza al naso !
Risulta quindi essere un vino molto equilibrato, fine, armonico in tutte le sue componenti, rasentando la perfezione nel suo genere ! La beva trascinante ci fa pensare che è il momento giusto per degustare quest'annata, ma si sa che gli champagne possono regalarci ulteriori soddisfazioni anche tra qualche lustro, ragione per cui le bottiglie sorelle che ho in cantina le lascerò "tranquille" ancora per un po', in modo che acquisiscano ulteriore complessità !!!

Grazie Madame Bollinger, chapeau !!!