mercoledì 3 gennaio 2024

Storie di guerra a Gerenzano: la vicenda di Bogni Savina in Quinet...

Nel marzo 2019, mi recai a Milano presso l'Archivio Storico della banca Intesa San Paolo (ex Cariplo), in quanto ero venuto a conoscenza della presenza in archivio di due mappe censuarie relative a Gerenzano redatte una nel 1902, e una più vecchia, però non datata.

Prendendo appuntamento, ebbi quindi la possibilità di visionare e fotografare le due mappe. Il gentilissimo personale dell'archivio, mi mise anche a disposizione ulteriore materiale su Gerenzano in loro possesso: un carteggio relativo ai sussidi economici che la Cariplo concesse nel 1931 all'asilo infantile di Gerenzano, e il fascicolo dell'EGELI relativo a Bogni Savina che andava dal 1941 al 1948.

Quest'ultimo fascicolo mi incuriosì subito!

Ma cosa è l'EGELI? Chi era Bogni Savina?

L'EGELI era l'Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare creato nel 1939 dal regime fascista per requisire, amministrare ed eventualmente rivendere gli immobili appartenenti ai cittadini italiani di "razza ebraica" o a cittadini stranieri "nemici" residenti in Italia, la cui quota di proprietà eccedeva oltre determinati valori stabiliti dalla legge. Questo ente conferiva a sua volta l'incarico di sequestro e gestione dei beni ai vari istituti bancari italiani, tra cui anche la Cariplo. 

Quindi la presenza nell'Archivio Storico dell'Intesa San Paolo (ex Cariplo) di un fascicolo EGELI su Gerenzano, significava solo una cosa: anche nel nostro paese, erano stati requisiti immobili appartenuti a qualche persona "invisa" al fascismo, per uno dei due motivi sopracitati.

Questa persona era Bogni Savina.

Savina, classe 1888, era nata a Milano da genitori italiani. Nel 1928, sposò il francese Luigi Quinet, e grazie all'eredità avuta da suo zio Pietro Checchi, garibaldino che partecipò alle campagne del 1859 e 1866, costruì nel 1936 una piccola casa in via Clerici 18 (l'attuale Varesina) a Gerenzano, e vi si stabilì con il marito Luigi. Sposando Luigi, ella perse la cittadinanza italiana ed acquisì quella francese.

Luigi era capo tessitore di velluti alla N.I.V.E.A., ma nel 1938, durante una fase di riorganizzazione del personale, egli venne licenziato. Tornò quindi a lavorare in Francia a Lione, lasciando la moglie a Gerenzano, confidando che nell'immediato potesse comunque avere la possibilità di trovare ancora lavoro in Italia. Ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale non permise più il rientro in Italia di Luigi, e quindi Savina rimase sola ad affrontare il fatto di essere una "nemica" su suolo italiano (essendo poi scoppiata la guerra nel 1940), avendo lei acquisito la cittadinanza francese.

Per la cronaca, lo storico saronnese Giuseppe Nigro dedicò un passaggio alla "questione" Bogni Savina nel suo libro "Opposte direzioni. Le famiglie Friedmann e Sonnino in fuga dalle leggi razziali", pubblicato nel 2020.
Ma nel mio articolo vedrò di essere più esaustivo, avvalendomi ed esponendo con delle foto i documenti originali in ordine cronologico riguardanti la storia in oggetto.

LA PROPRIETA' DI BOGNI SAVINA E LUIGI QUINET

Giusto per capire in che zona del paese la coppia risiedeva, e quale fosse la proprietà a loro sequestrata, apro la carrellata di immagini con la mappa catastale del 1959 del Comune di Gerenzano. Indicata ne riquadro in rosso, con mappale 2230, si vede la proprietà di Bogni Savina e Luigi Quinet. All'interno del riquadro, con mappale 3336, si trova la casa (nota: la casa ai tempi di Savina, era anche lei risultante nel mappale 2230, poi la casa venne successivamente venduta separata dal terreno, e nel 1959 risultava essere a mappale numero 3336).

Mappale di Gerenzano del 1959

Proprietà di Bogni Savina da foto aerea del 1954


IL FASCICOLO EGELI N° 20407F RELATIVO A BOGNI SAVINA



28 OTTOBRE 1941 - RICHIESTA DI APERTURA PRATICA DA PARTE DI EGELI ALLA DIREZIONE DELLA CARIPLO PER LA GESTIONE DI BENI NEMICI, TRA CUI QUELLI DI BOGNI SAVINA



3 NOVEMBRE 1941 - RISPOSTA DI CARIPLO A EGELI PER PRESA IN CARICO DELL'APERTURA DELLA PRATICA



15 NOVEMBRE 1941 - LETTERA DI EGELI AL CAPO FILIALE CARIPLO DI SARONNO, RAG. DANTE DEGRADI, DOVE SI CHIEDE DI PRENDERE IN CARICO I BENI DI BOGNI SAVINA, E DI REDIGERE UN ELENCO DI QUESTI BENI



2 DICEMBRE 1941 - LETTERA DEL CAPO FILIALE CARIPLO SARONNO RAG. DANTE DEGRADI AL CREDITO FONDIARIO CARIPLO CON:
- ELENCO DEI BENI DI BOGNI SAVINA
- ATTI DI COMPRAVENDITA DELLA PROPRIETA'
- CARTELLA ESATTORIALE ANNO 1941 E QUIETANZE PAGAMENTI EFFETTUATI
- FATTURA DELLA DITTA EUGENIO MOTTA DI SARONNO

Nella lettera, in basso a sinistra potete vedere la dicitura "VINCEREMO", esclamazione di Mussolini nel discorso di dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940. Era usanza riportarle nelle lettere e documenti.

Il lungo elenco dei beni sequestrati a Bogni Savina redatto da Dante Degradi. Si noti la minuziosità con cui viene descritta la casa, tutti i mobili e gli oggetti presenti.





Con Savina viveva anche la Sig.ra Banfi Maria


Savina risulta essere proprietaria di buoni fruttiferi postali per un valore di lire 28.000. Questi buoni avranno una storia parallela al sequestro dei beni immobili, che vedremo più avanti

Viene descritto anche un debito di Savina nei confronti della ditta Eugenio Motta relativo all'impianto di riscaldamento.



13 DICEMBRE 1941 - LETTERA DI CARIPLO/EGELI ALLA QUESTURA DI VARESE, DOVE SI COMUNICA LA PRESA IN CARICO DELL'IMMOBILE DI BOGNI SAVINA.
VIENE RICHIESTA ALLA QUESTURA LA CONFERMA PER L'AUTORIZZAZIONE A RISIEDERE IN GERENZANO PER BOGNI SAVINA



16 DICEMBRE 1941 - LETTERA ALLA DIREZIONE DI EGELI IN ROMA, DOVE SI COMUNICA LA PRESA IN CARICO DELL'IMMOBILE DI BOGNI SAVINA.

VIENE FATTO NOTARE CHE LA BOGNI POSSIEDE BUONI FRUTTIFERI POSTALI PARI A LIRE 28.000, MA CHE NON RISULTANO ESSERE SEQUESTRATI O POSTO ALCUN TIPO DI FERMO.
INOLTRE VIENE RICHIESTA LA POSSIBILITA' DI LASCIARE L'ABITAZIONE A FAVORE DI BOGNI SAVINA, PUR NON ESSENDONE PIU' LA PROPRIETARIA




20 DICEMBRE 1941 - AUTORIZZAZIONE DELLA QUESTURA DI VARESE PER CONTINUARE A LASCIARE RISIEDERE BOGNI SAVINA AL SUO ABITUALE DOMICILIO



31 DICEMBRE 1941 - LETTERA DELLA DIREZIONE DI EGELI IN ROMA ALLA DIREZIONE CARIPLO, DOVE VIENE DATO PARERE POSITIVO A LASCIARE BOGNI SAVINA NELL'ABITAZIONE DI GERENZANO PUR ESSENDOGLI STATA SEQUESTRATA.

INOLTRE VERRA' FATTA RICHIESTA ALLA PREFETTURA DI VARESE DI SEQUESTRARE ANCHE I MOBILI E GLI ARREDI, E SEQUESTRARE ANCHE I BUONI FRUTTIFERI POSTALI



21 GENNAIO 1942 - LETTERA MANOSCRITTA DI BOGNI SAVINA AL CAPO FILIALE CARIPLO SARONNO RAG. DANTE DEGRADI.
VIENE CHIESTA LA POSSIBILITA' DI PRELEVARE UNA SOMMA MENSILE PARI A LIRE 1000 DAI BUONI FRUTTIFERI A LEI SEQUESTRATI




23 GENNAIO 1942 - LETTERA DEL CAPO FILIALE CARIPLO SARONNO RAG. DANTE DEGRADI ALLA SEDE CARIPLO DI MILANO, DOVE SI CHIEDE LA POSSIBILITA' CHE BOGNI SAVINA POSSA PRELEVARE MENSILMENTE LIRE 1000 DAI SUI BUONI FRUTTIFERI POSTALI



27 GENNAIO 1942 - RISPOSTA DI CARIPLO MILANO AL CAPO FILIALE DI SARONNO RAG. DANTE DEGRADI, DOVE VIENE NEGATA LA POSSIBILITA' A BOGNI SAVINA DI PRELEVARE MENSILMENTE LIRE 1000 DAI SUI BUONI FRUTTIFERI POSTALI



29 SETTEMBRE 1942 - VISTO CHE LE E' STATA NEGATA LA POSSIBILITA' DI PRELEVARE SOLDI DAI SUOI BUONI FRUTTIFERI, SAVINA SCRIVE UNA LETTERA DIRETTAMENTE AL MINISTERO DELLE FINANZE SITO IN ROMA, CHIEDENDO CHE LE VENGA DATA QUESTA POSSIBILITA'






12 OTTOBRE 1943 - LA SEDE CENTRALE DI ROMA DELLA CARIPLO, COMUNICA ALLA SEDE MILANESE CHE IL MINISTERO HA DATO PARERE POSITIVO PER FARE IN MODO CHE SAVINA POSSA PRELEVARE MENSILMENTE LIRE 1000 DAI SUOI BUONI FRUTTIFERI POSTALI 


A GUERRA FINITA

4 SETTEMBRE 1945 - LA FILIALE CARIPLO DI SARONNO SCRIVE ALLA SEDE MILANESE, COMUNICANDO CHE BOGNI SAVINA RICHIEDE LA RESTITUZIONE DEI SUOI BENI IMMOBILI



27 OTTOBRE 1945 - LA FILIALE CARIPLO DI SARONNO SCRIVE ALLA SEDE MILANESE, ATTENDENDO ISTRUZIONI SU COME RICONSEGNARE A SAVINA I SUOI BENI IMMOBILI.

IN ALLEGATO TRASMETTONO ANCHE LA COPIA DELLA DICHIARAZIONE DEL COMANDO ALLEATO PER LA RICONSEGNA DEGLI IMMOBILI A SAVINA



COPIA DELLA DICHIARAZIONE DEL COMANDO ALLEATO PER LA RICONSEGNA DEGLI IMMOBILI A SAVINA, FIRMATA DA A.C. NEWELL, MAJOR REGIONAL PROPERTY CONTROL OFFICER FINANCE DIVISION



13 NOVEMBRE 1945 - VERBALE DEL CREDITO FONDIARIO DELLA CARIPLO PER LA RICONSEGNA DEI BENI A BOGNI SAVINA 

SI FA NOTARE CHE PARTE DEI BENI SONO STATI VENDUTI PER POTER CORRISPONDERE ALL'ASSEGNO MENSILE DI LIRE 1000 RICHIESTO DA SAVINA




24 GENNAIO 1948 - LETTERA DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO DI EGELI AL CREDITO FONDIARIO DI CARIPLO, DOVE SI RICHIEDONO SPIEGAZIONI SUL FATTO CHE PARTE DEI BENI DI SAVINA SIANO STATI VENDUTI PER CORRISPONDERE ALL'ASSEGNO MENSILE DI LIRE 1000, IN QUANTO NON ERA STATA AUTORIZZATA LA VENDITA DI QUESTI BENI


Quest'ultimo atto conclude la pratica, o meglio, i documenti presenti nell'Archivio Storico della banca Intesa San Paolo relativo al fondo EGELI su Bogni Savina.

Non sapremo se ella è riuscita a tornare in possesso di tutti i suoi beni (essendo stati venduti, ipotizzo che sia stato impossibile recuperarli).
Savina visse quindi ancora nella sua casa di Gerenzano, casa che poi venne venduta negli anni successivi, e recentemente è stata ristrutturata.
Del marito Luigi Quinet non sono purtroppo riuscito a trovare notizie, non so se sia tornato a Gerenzano o altro.

Questa documentazione relativa a Bogni Savina, ci fa rivivere uno spaccato di storia della Seconda guerra mondiale che toccò anche Gerenzano, facendoci vedere e capire cosa volesse dire essere "nemici" che risiedevano sul territorio italiano.

Sono storie crude, anche drammatiche, da cui possiamo trarne insegnamento, e cercare di fare in modo che guerre, leggi legate ad esse, e simili trattamenti come quelli sopracitati, possano non essere più presenti nella nostra civiltà! Ma vedendo il mondo attuale, sarà difficile...

Si ringrazia l'Archivio Storico Intesa San Paolo per avermi messo a disposizione i documenti ed avermi dato la possibilità di pubblicarli.

AGGIORNAMENTO APRILE 2024

Emma Castelli e Augusto Oliva mi hanno dato una foto ritraente Savina con gli alunni del maestro Amato. Questo perchè il maestro Amato alloggiava in pensione da Savina, e dava ripetizioni ai ragazzi per l'esame di ammissione alla scuola media (anno 1956).
Inoltre mi hanno detto che alla morte di Savina, la casa venne affittata al Sig. Fichera e poi al Sig. Luigi Angaroni.
Gli unici parenti che Savina aveva, erano originari dell'alessandrino.


Inoltre Alfredo Mariotti mi ha comunicato che il marito di Savina, Luigi Quinet, non fece più ritorno dalla Francia.

giovedì 23 novembre 2023

L'università della maglia di Gerenzano: le sorelle Turconi...

Il bellissimo quadretto eseguito da Elena Vanzulli per il rione Burghett durante il Palio di Gerenzano 2022, rappresentante l'università della maglia delle sorelle Turconi

TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC!

No, non è il rumore di una sveglia, ma quello dello sferruzzare a maglia che si sentiva fino a metà anni '90 al civico 26 di via Rovello.

Una vecchia casa con portico celava quella che io ho definito "l'università della maglia" di Gerenzano. In questa casa, abitavano al pianterreno le sorelle Angelina e Teresina Turconi, mentre al piano superiore, abitava l'altra sorella Antonietta, sposata con il mitico Luisìn, e avevano due figli, Santino e Giampaolo.

L'appartamento al pianterreno di Angelina e Teresina ricalcava ancora lo stile delle vecchie case di una volta: pavimento con i "meduni" (grosse lastre di pietre piatte affiancate l'una all'altra, che a volte creavano un piccolo dislivello tra di loro), sala con cucinino (nella sala vi era l'ingresso principale da cui si accedeva dal portico interno passando dal cortile), e camera da letto. La camera da letto aveva una porta d'uscita che dava direttamente su via Rovello. Ricordo benissimo che tra questo uscio e la strada, vi era (e in parte è ancora presente), una bellissima siepe ad arco. Per accedere a questo ingresso della camera, dovevi passare sotto l'arco, era molto suggestivo. Il Luisìn era il "mago" che realizzava l'arco, armato di forbicione, pazienza e passione. Il bagno era rigorosamente in cortile: con sole, caldo, acqua, freddo o neve, per espletare i propri bisogni bisognava recarsi presso questo piccolo fabbricato a pianta quadra di circa 1,5 x 1,5 metri. Era il famoso "càmer", presente una volta nei cortili gerenzanesi - per saperne di più sui "càmer", leggere il relativo articolo al seguente link: https://limoscena.blogspot.com/2016/01/i-camer-dei-cortili-gerenzanesi.html

Angelina (classe 1927), Teresina (classe 1925) e Antonietta (classe 1919) - nota: poi c'era anche la quarta sorella Giuditta (classe 1911) - erano arrivate a lavorare in maniera sublime alla maglia in modo del tutto casuale.

Angelina era stata operaia prima alla De Angeli-Frua e poi alla Lesa di Saronno.
Antonietta era operaia alla N.I.V.E.A.
Teresina era operaia presso il Calzificio Buraschi in via Rovello posizionato dopo l'attuale ex passaggio a livello.

Teresina da giovane venne investita da un camion all'altezza dell'ex passaggio a livello sopracitato, e rimase semiparalizzata alle gambe (si muoveva in casa aggrappandosi ai tavoli, sedie e mobili).
Questa sua disabilità che la costrinse a lasciare il lavoro e rimanere quindi a casa, la portò ad interessarsi al lavoro a maglia con i ferri, ed iniziò quindi a "sferruzzare" da autodidatta, prendendo spunto da qualche libro/rivista dell'epoca.
Trasmise questa sua nascente passione anche alla sorella Antonietta, mentre Angelina, pur appassionandosi anche lei, era un gradino meno brava delle altre due sorelle.

Nel corso degli anni la loro casa divenne un punto di ritrovo delle donne della via e di Gerenzano in generale, che erano appassionate a questo "hobby".
Non solo: alcune non erano proprio capaci, ma le tre sorelle, nel giro di poco tempo, erano in grado di farti imparare ogni tipo di punto a maglia.
Punto a diritto, punto a rovescio, grana di riso, legaccio, a costa, maglia rasata, punto derivato, e tante altre tipologie, per loro non avevano segreti. La loro passione portava a creare e farti creare maglie e maglioni incredibilmente belli e comodi! Io stesso da piccolo indossavo varie creazioni fatte dalle sorelle o da mia nonna, ed erano veramente belle! Quante volte sono passato sotto le loro grinfie per verificare le misure del corpo per eseguire poi il capo! Braccio, spalle, torace, collo, circonferenze e misure varie, erano rigorosamente prese con il classico metro flessibile giallo, che non poteva mancare nel corredo delle donne che lavorano ai ferri!

Per non parlare della "cultura" che si faceva su ferri e lana! Per ogni tipo di punto e tipologia di maglia da eseguire, dovevi avere il ferro adatto in lunghezza e diametro! Ricordo il loro armamentario e quello di mia nonna in fatto di ferri: era impressionante, decine di tipi di ferro gelosamente custoditi nella loro custodia trasparente, riportante i dati "tecnici" di questi attrezzi.
Stessa cosa per la lana: lana grossa, fine, merino, sintetica, misto lana, cashmere, etc, etc!

Quando le donne si ritrovavano a casa Turconi, era una specie di grande festa!
Il rumore del contatto tra i ferri, creava un'atmosfera rilassante. Lo posso dire perché quando ero piccolo, ogni tanto mia nonna Bruna mi portava lì per non lasciarmi a casa da solo. Il rumore del contatto dei ferri, questa cantilena ripetitiva, la concentrazione di queste donne su ferri e gomitoli, mi rilassava come non mai. E mi piaceva molto vedere sacchi di gomitoli di ogni tipo di colore, era un po' come vedere un arcobaleno dai mille colori!

Una cosa mi ha sempre impressionato di Angelina e Antonietta: la velocità di esecuzione dei lavori a maglia! Già mia nonna era brava e veloce, ma loro facevano "paura": se una persona normale ci metteva per esempio una settimana a fare un maglione, loro ci mettevano quattro giorni.

A volte eseguivano anche lavori su commissione: si presentava sempre qualche donna che vedeva un maglione sulle riviste di settore tipo Mani di fata, e chiedeva a loro di eseguirlo. Bene, nulla le spaventava! in quattro e quattr'otto, il lavoro veniva fatto.

Riviste Mani di Fata anni 1977 - 1979 presenti ancora a Casa Carnelli

Il ritrovo di tutte queste donne presso le sorelle Turconi, oltre a portare all'ottenimento di bellissimi manufatti, aveva anche uno scopo sociale: era praticamente un'osteria al femminile! Certo, non si bevevano alcolici, ma del buon caffè o the (Angelina era l'addetta al "servizio bar"), dove l'intenzione principale era quella di stare tutte in compagnia.
Le tre sorelle erano molto affabili, e le donne che si recavano da loro, non erano da meno. Nascevano quindi lunghissime chiacchierate tra un punto e l'altro, e si raccontavano i fatti accaduti in paese, del tipo:

"Te vist che la Marieta Mangiamichitt, l'è indàa insema a quel bastrozu dul Giuàn Secristela! Che purcela!"

Oppure: "A l'è mort ul Pepìn Spagnulett, al g'ha veva un mal da quij brutt"

E non mancavano certo le risate tra una chiacchiera e l'altra!

Alcune di queste donne, si recavano da loro anche semplicemente per combattere la solitudine o passare qualche ora spensierata!

Ma chi erano le donne che frequentavano casa Turconi?
Oltre alla già citata mia nonna Bruna, c'era la Sig.ra Bancora, la Maria Butarela, la Lisèta, la Fausta, la Francesca, la Ines, l'Orfea e tante altre di cui ora non ricordo i nomi.

Inoltre, devo dire che nulla andava sprecato: la lana che avanzava dai vari capi veniva riutilizzata facendo dei quadrotti coloratissimi che andavano a comporre delle coperte per l'inverno, oppure veniva usata per fare delle presine da usare in cucina.
Nella foto seguente, potete vedere un esempio di una coperta fatta da mia nonna Giovannina, mentre nella foto successiva si trovano delle presine fatte da Teresina.



D'estate invece queste donne si spostavano al fresco dato dall'enorme betulla che una volta era presente nel mio cortile. E d'estate cambiava anche il tipo di lavoro: si passava all'uncinetto (si facevano i classici centrini da usare come sottovaso), oppure ai lavori a mezzo punto: per quest'ultimo si acquistavano in merceria dei modelli prestampati con varie immagini, e se ne seguivano i contorni per ottenere il risultato finale.
Nelle foto seguenti, potete vedere dei lavori fatti da mia nonna Bruna a mezzo punto, che poi sono stati incorniciati e usati a mo' di quadri.

Quadro simil natura morta

Quadro con oggetti su tavolo (purtroppo c'è il riflesso del lampadario)

Quadro con Madonna

L'uso di fare maglie e maglioni fatti ai ferri, è andata perdendosi. Ormai tutti acquistiamo capi già fatti in maniera non più artigianale, e le donne odierne non hanno più tempo per fare questi lavori. 

L'università della maglia di Gerenzano iniziò a perdere i pezzi nel 1984, con la morte di Antonietta. Venne colpita da ictus, e poi morì in ospedale. Ricordo che quella notte, essendo amici e vicini di casa, mio nonno Pierino e mio padre Mario, furono i primi a cercare di dare un aiuto e tranquillizzare il Luisìn, in attesa dell'ambulanza.

Angelina e Teresina invece, nel 2007 vennero ricoverate presso la casa di cura per anziani dell'istituto Sant'Agnese di Saronno.

Angelina morì nel 2010, Teresina nel 2013.

Ma già il ricovero delle due sorelle in casa di cura, pose fine all'università della maglia. La loro casa venne venduta, e calò l'oblio e il silenzio sui loro ferri da maglia e gomitoli.

Ma ancora adesso, passando di fianco alla loro vecchia abitazione, si può distintamente sentire TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC...

Ringrazio l'amico Giampaolo Restelli, figlio di Antonietta e Luisìn, per la supervisione all'articolo e per il materiale datomi!

giovedì 26 ottobre 2023

La cascina del Pulcinela e l'immagine del Geresauro...

Nelle scorse settimane, di fronte a casa mia, è stata abbattuta la cascina del Pulcinela (a casa Carnelli lo chiamavamo Purcinela), corrispondente al numero civico 32, l'ultima abitazione di via Rovello prima dell'ex passaggio a livello.

Era ormai una vecchia casa abbandonata da circa 30 anni, tutta diroccata e fatiscente, e finalmente gli attuali proprietari hanno deciso di abbatterla.

Era stata costruita nei primi del '900 da Giovanni Guzzetti detto "ul barbison Pulcinela", ed era proprietario anche del campo adiacente alla cascina.
In questo campo, fino al 1980, era presente uno degli ultimi filari di gelsi delle campagne gerenzanesi, che venne estirpato dal Zaffaroni, il quale gestiva le lavorazioni di questo appezzamento di terreno. Gli venne fatto notare che una legge proibiva di rimuovere i gelsi, allora provò a ripiantarli, ma non attecchirono e morirono, perdendo per sempre questo scorcio caratteristico di campagna. Quanti chiodini (fungo Armillaria Mellea) ho raccolto da bambino su quei gelsi, erano una miniera d'oro per i "fungiatt"!!!

La cascina era composta da una parte che fungeva da abitazione, poi da un portico e da una stalla.

L'ultimo figlio del Pulcinela, il Mario, che è stato anche l'ultimo abitante della cascina, ho fatto in tempo anche io a vederlo quando ero piccolo: un uomo anziano dalla statura bassa, minuto, con sempre il suo "capelasc" sul capo come i vecchi "regiù" di un tempo.
Era piuttosto scontroso, quando giocavo in strada con il pallone aveva sempre da ridire e mi sgridava a suon di parolacce e bestemmie, e se poi il pallone finiva nella sua proprietà, apriti cielo! Me lo ributtava indietro bucato. In questi casi veniva tenuto a bada o da mio nonno Pierino, o da mio padre Mario, che avendo entrambi il loro bel caratterino, non si facevano mettere i piedi in testa da nessuno, e dopo una bella ramanzina, il Pulcinela tornava in casa tranquillo!

Nel corso degli anni, la cascina passò in eredità ai suoi parenti, che l'affittarono ad un personaggio gerenzanese che gestiva una rimessa di autobus.
La cascina divenne quindi il deposito e officina di questi bus, e iniziò il suo degrado.
Gomme usate, pezzi di carrozzeria, file di sedili e quant'altro iniziarono a "invadere" la corte della cascina.
Gli autobus presenti erano tutti piuttosto datati, e avevano sempre bisogno di manutenzione. Qualcuno ricorderà sicuramente quando, a inizi anni '80, don Silvano ebbe la sciagurata idea di noleggiare gli autobus da tale rimessa per salire a Madesimo per portare i ragazzi dell'oratorio al rifugio Camanin. Bene, entrambi gli autobus si ruppero, e si dovette aspettare l'arrivo di altri pullman!
Oppure ricordo quando nell'estate del 1982, ero in vacanza al mare con i miei genitori: riceviamo alle 7.30 in hotel una chiamata telefonica da mio nonno: uno dei bus, facendo manovra per uscire dalla rimessa, sfondò la nostra cinta entrando in giardino! Gli si erano rotti i freni! Mio padre dovette tornare a casa in fretta e furia per risolvere la questione.
Potrei raccontarne a decine su questa rimessa di autobus, ma preferisco tralasciare (chiaramente mi prendo tutte le mie responsabilità su quanto detto sopra).

Quando la rimessa di autobus chiuse, la cascina fu lasciata a sé stessa, sferzata da intemperie, con immondizia, gomme e carcasse di bus nel cortile. Il tetto iniziò a crollare già una decina di anni fa. Piano piano gli eredi hanno ripulito gli esterni, ed in una di queste occasioni mi hanno fatto vedere l'interno della cascina: alcuni locali riportavano ancora la pittura sgargiante e con motivi floreali che si usavano una volta, e vi erano presenti anche due caminetti, uno in pietra ed uno in marmo.
Dopo vari tentativi di venderla negli ultimi anni, hanno deciso di demolirla, ponendo fine alla vita della cascina dopo circa 120 anni,

Con l'abbattimento della cascina, è però anche andata persa una "preziosa" testimonianza; l'unica immagine del Geresauro, presente su di una vecchia targa in ceramica riportante la scritta Via Rovello, posta sul muro esterno della cascina.

Ma cos'è il Geresauro?

Il Geresauro è un drago alato, un essere mitologico sopravvissuto nei secoli.

Ho già raccontato in passato che io stesso l'ho incontrato e intravisto più volte nei miei rientri a tarda notte durante la mia gioventù! Ho sentito anche il fetore del suo alito (anche se ho sempre avuto il dubbio che fosse il fetore del mio stesso alito dovuto alle sbronze giovanili). Ma più di una volta ho sentito rimbombare i suoi pesanti passi nella via e nei campi intorno.
Nella targa presente fino a qualche settimana fa sulla cascina del Pulcinela, si vedeva la testa coronata di un drago che sputa fuoco e dove la sua coda fende l'aria.
Purtroppo, non ho avuto possibilità di salvarla, quindi è finita anche lei tra le macerie...
Rimarrà comunque vivo il ricordo dell'immagine del Geresauro, in quanto essa campeggia sulle bottiglia di birra che produco io, la "Bira Via Ruvell - Pilsner da Gerenzan", e ne è diventata l'etichetta ufficiale!

Ma non è detto che qualche notte avrò ancora la fortuna di reincontrare il Geresauro, e vederlo camminare tra i campi di via Rovello...

La scomparsa della figura del Pulcinela, la "caduta" della sua cascina e della targa del Geresauro, si può riassumere in questa frase che mio padre scrisse nel manoscritto "Rimembranze gerenzanesi - volume I" presente nel capitolo "Scampoli di vita di quella Gerenzano", risalente al 1984: "Ma se Gerenzan vecc l'è scumparì, anca i nostar vecc a pucch a pucch scumparisan, quji ca parlan ul dialett spetasciàa hinn sempar menu e i gerenzanes ca restan diventan sempar pusèe bastardàa"...

La cascina del Pulcinela nel settembre 2014, il tetto è già parzialmente crollato


L'ingresso della cascina (settembre 2014)

La cascina vista più da vicino, in basso a destra si vede la targa di Via Rovello con l'immagine del Geresauro (settembre 2014)

Il filare di gelsi nel campo del Pulcinela (foto Mario Carnelli - 1984)


Sempre lo stesso filare di gelsi visto da un'altra angolazione (foto Mario Carnelli - 1984)


La cascina vista dal cortile interno (novembre 2020)

Una bandiera italiana giace sconsolatamente appoggiata su di un fico (novembre 2020)... 


Il cortile interno occupato dai rovi...(novembre 2020)

La stalla, il cui arco è stato parzialmente chiuso (novembre 2020)

La buca per riparare gli autobus nel portico (novembre 2020)...

Sporcizia nel portico (novembre 2020)...

Una vecchia musicassetta giace abbandonata (novembre 2020)...

Bottiglie abbandonate (novembre 2020)...

Bacheca dell'ordine di servizio degli autobus (novembre 2020)...

Servizi igienici (novembre 2020)...

Il catenaccio di una vecchia porta! Chissà quante volte è stato usato dalla famiglia Pulcinela (novembre 2020)...

Locali a cielo aperto (novembre 2020)...

Rovi e macerie (novembre 2020)...

Uno dei due caminetti, sopra si vedono delle vecchie pitture della stanza superiore (novembre 2020)...

Sedie e televisore (novembre 2020)...

Il caminetto in marmo, con dei bellissimi intagli (novembre 2020)...

Particolare degli intagli del caminetto (novembre 2020)...

Inizio della demolizione della cascina (ottobre 2023)...

I mattoni che costituivano la cascina giacciono tutti a terra (ottobre 2023)...

La cascina non esiste più! (ottobre 2023)...
La testa coronata di un drago che sputa fuoco e dove la sua coda fende l'aria...

La birra "Via Ruvell" con l'immagine del Geresauro...

La dedica alla mia via presente sull'etichetta della birra "Via Ruvell"...