martedì 5 marzo 2013

Corso di agricoltura biologica...

Una bella iniziativa proposta da Immagina Lomazzo (in collaborazione con altri enti): un corso d'introduzione sull'agricoltura biologica e filiera corta.
Interessante sia per chi vuole dedicarsi ad una produzione agricola a basso impatto ambientale (sia di piccole che grandi dimensioni), sia a chi ne vuole sapere di più su filiera corta e gruppi di acquisto solidali.

Per chi fosse interessato a partecipare ad un GAS, ricordo ai gerenzanesi che nella vicina Turate ne è attivo uno, quello della Prima Goccia: http://www.laprimagoccia.it/web/it-IT/Gas.aspx . Ne ho fatto parte fino a prima del mio trasferimento a Sesto, e devo dire che funziona egregiamente, sia come organizzazione, sia come qualità e prezzi dei prodotti.

Qui sotto invece trovate la locandina del corso di agricoltura biologica, con date di svolgimento, modalità d'iscrizione ed ulteriori informazioni.

mercoledì 20 febbraio 2013

I "Gerenzani" di Gerenzano...

Un'interessante ricerca condotta da Mauro Ghirimoldi, ci illustra alcuni personaggi che nell'età rinascimentale portavano il cognome "de Gerenzano", ovverosia provenienti da Gerenzano.
Alcuni ricoprivano anche cariche piuttosto importanti, come per esempio console di giustizia e cancelliere, altri erano "semplici" ricamatori, pollivendoli, etc..

Qui potete trovare il link che vi illustrerà il tutto (tratto dal sito di Gerenzanoforum): "I Gerenzani"

Per curiosità ho quindi poi utilizzato un programma di cerca-cognomi per fare una veloce "ricerca", dove poter vedere l'attuale ubicazione in Italia delle persone aventi il cognome Gerenzani (chiaramente prendete tutto ciò con il beneficio d'inventario, in quanto non conosco l'attendibilità del sito di cerca-cognomi).


Si nota quindi che Gerenzani è un cognome presente nell'Italia settentrionale, in prevalenza nell'area milanese e dintorni, oltre che qualche sporadica apparizione in Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto ed Emilia.

Un plauso a Mauro Ghirimoldi per l'impegno e la passione che dedica sempre a queste belle ricerche sul nostro paese, ricordando anche quella che aveva fatto sulle chiese di Gerenzano (vedi qui ).

martedì 12 febbraio 2013

Varzese - fiocco rosa al Parco degli Aironi...

Con stupore e curiosità ho letto qui che al Parco degli Aironi di Gerenzano, è nato in questi giorni un vitellino di razza Varzese, l'unica razza autoctona della nostra pianura.

Non sapevo assolutamente dell'esistenza di bovini autoctoni "padani", e quindi ho cercato in rete di documentarmi.
Un'esauriente spiegazione su questa razza la trovate alla pagina del presidio Slow Food a lei dedicato, la "biunda" , ed anche sul sito dei Ruralpini !!!

Di questo bovino esistono attualmente qualche centinaio di capi, e devo quindi dire che è una fortuna avere questa chicca di biodiversità presso la fattoria didattica del parco gerenzanese.
Non rimane che ringraziare le persone che dedicano il loro tempo al rilancio del parco attraverso anche questi lieti eventi e caratterizzazioni della nostra fauna locale, e soprattutto direi che è il caso di andare a trovare e vedere il nuovo arrivato (che come letto nell'articolo iniziale, è alla ricerca di un nome che inizia con la lettera A, come da tradizione contadina *).
Mi raccomando però, non spaventiamolo troppo, andiamo magari in piccoli gruppetti, e tenendo a bada soprattutto i bimbi !!!
Benvenuta piccola "biunda"...

* Esulando per un attimo da questo passaggio anche un pò folcloristico, vi rammento qual'era l'importanza di avere una vacca in stalla per il contadino, riportando un breve stralcio tratto dal libro di Roberto Einaudi, "Radici montane. Viaggio nella Val Maira del primo Risorgimento" (bellissimo libro a mio parere):

"Per la mentalità contadina, la mucca è più importante di un bambino. Se muore la mucca è una tragedia, si rischia di rimanere senza cibo, di morire di stenti. La mucca dà il vitellino, il latte, il formaggio, il calore d’inverno, produce beni da utilizzare o da scambiare o da vendere per acquisirne altri. Se muore un bambino, se ne fa un altro"...

Agli animali, stessa importanza era data anche a Gerenzano, come ben descritto nel capitolo "Trattavano meglio le bestie..."  che si trova nel manoscritto di mio padre, che potete leggere su questo blog al seguente indirizzo ...

lunedì 11 febbraio 2013

London Calling 1ª parte...

Ladies and Gentlemen, we are landing to …..

                                                                         LONDON!!!
A distanza di un paio di mesi, io insieme a Sabrina e Kiki abbiamo deciso di prenderci un altro w.e. “fuori porta” con destinazione una delle capitali più gettonate in Europa: Londra.
Per me  era la prima volta in quella grande città ed ero piuttosto curioso di vedere la culla della beat generation.
Il programma pianificato da Sabrina comprendeva un po’ di tutto, da una Londra culturale, con un giro nei più famosi musei presenti in città, ad una estremamente turistica con una visita ai punti maggiormente conosciuti: Buckingham Palace, Tower Bridge, London Eye ecc, fino ad arrivare a Camden , luogo multi etnico e variegato.
Atterrati in orario con un volo British troviamo una Londra frescolina ma soleggiata. Il classico tempo uggioso e nebbioso lascia spazio ad un cielo insolitamente azzurro per questa città. Ci dirigiamo verso la nostra prima tappa, il British Museum.













Il British vanta collezioni inestimabili, con sezioni dedicate agli antichi popoli egizi, greci, romani, passando per quelli dell’Asia Minore, Assiri Babilonesi, sino a collezioni etnografiche, con la presenza dell’enigmatica statua dell’Isola di Pasqua.     

   

  
























                         














                                                 



























Lasciate queste meraviglie del passato ci dirigiamo con una meraviglia del presente, la metropolitana, verso Camden, una zona di Londra abitata da artisti e scrittori, che il sabato e la domenica si trasforma in un colorato mercato multi etnico.
Prima di parlarvi di Camden però ho accennato ad una meraviglia del presente, la metropolitana. Vecchia di 150 anni, the Tube come la chiamano i londinesi, vanta numerose linee che collegano ogni angolo della città. Gli spostamenti con la metro sono comodi e rapidi, i treni si susseguono uno dopo l’altro permettendoti di raggiungere in poco tempo la meta prefissa.
E’ pulita (nel senso che non è piena di graffiti come le nostre), le persone stanno educatamente a destra sulle scale mobili, lasciano scendere prima di salire sul mezzo e soprattutto è controllata. Ci sono addetti ai tornelli che verificano che tu abbia il biglietto sia in entrata che in uscita, dato che bisogna timbrare anche quando si esce, e difficilmente si riesce a fare i furbi, anche di notte.



















Comunque dicevo che con un breve viaggio ci ritroviamo a Camden Town.
Camden, nonostante sia vicina a zone residenziali di Londra, come Primrose Hill, Hampstead, Regent’s Park, ha un’aria di paese che si anima, soprattutto il sabato e la domenica, con numerose bancherelle che vendono cibo etnico.
Lungo Camden Road si susseguono negozi di scarpe alternati a quelli di tatuatori, e di vetrina in vetrina, si raggiunge Camden Lock, una banchina sul canale a due chiuse che rende la zona somigliante ad una piccola Venezia.

 






Lo street food è diffusissimo e mentre giri tra una bancherella e l’altra gli odori più vari ti inondano il naso, spezie, fritto, grigliato, dolce, tutti che si danno da fare a farti assaggiare le loro specialità.





























Da non credersi, decidiamo di fermarci a prendere un hot dog per Kiki e i gestori del banco, sentendoci parlare italiano, ci raccontano che anche loro lo sono, che si trovano bene a Londra e che puoi trovare di tutto, anche la polenta e i pizzoccheri. Noi ci mettiamo a ridere, pensando ci stiano prendendo in giro, e invece no, alle nostre spalle un banchetto vende polenta spice e pizzoccheri….il bello è che dietro al tavolo ci sono non una coppia di valtellinesi ma .... una coppia di indiani: lui di Roma e lei di Brescia!!!!! Ahhh il fascino del Made in Italy!!!!
No….la polenta spice non fa per noi, siamo a Londra…come puoi non mangiare un classico Fish and Chips…e via di cono di polistirolo pieno di un untissimo merluzzo (?) impanato e fritto con relative patatine









   













Proseguiamo il nostro giro lasciando la colorata Camden per spostarci nuovamente verso il centro della città. Il cielo sopra noi inizia a scurirsi e il sole incendia le ultime ore della giornata con un incredibile tramonto dorato



La Londra by night ci attende, decidiamo cosi, prima di andare a cena di andare a fare un giro sul Tamigi. L’aria è fredda e pungente, un vento di tramontana ci sferza, ma la serata è tersa e i colori brillanti.

























E su queste immagini di questa Londra illuminata vi diamo appuntamento per la seconda parte nei prossimi giorni.  A presto.

mercoledì 30 gennaio 2013

La Giӧebia...

29 – 30 - 31 Gennaio, i famosi “trii dì de la merla”

Siamo quasi a cavallo tra il solstizio invernale e l’equinozio di primavera, ed è in questo periodo che i contadini di un tempo “combattevano” il male dell’anno appena passato e propiziavano l’avvento delle forze benigne, intese come fertilità e auspicio di buoni raccolti per il nuovo anno.

Questa “battaglia” si svolgeva tramite l’accensione di una grossa catasta di legno, in modo da creare un falò di grandi  dimensioni. In questa maniera veniva bruciata la “Vecchia”, la “strìa”, la strega, facendo in modo che, come dicevo prima, le forze malefiche lasciassero il posto all’avvento di quelle del bene.

Questo rito antico prende il nome di Giӧebia (o Giubiana), e si svolgeva (e svolge tuttora) nell’ultimo giovedì del mese di Gennaio. Al giorno d’oggi è vista più che altro come momento di aggregazione, dove si fanno anche delle grosse mangiate dopo l’accensione del falò, mentre una volta la scacciata di questo “fantasma” aveva una valenza oserei dire sacrale e storica.

Il significato della parola Giӧebia deriva senza ombra di dubbio dal giorno in cui si svolge il rito, cioè giovedì, dal latino Iovis, giorno dedicato a Giove, ma vi sono in realtà molte altre ipotesi.

Di più difficile interpretazione è invece capire il perché cada nell’ultimo giovedì del mese. Molto probabilmente tale decisione risale all’epoca medievale, quando nella liturgia cristiana di giovedì viene ricordata l’ultima cena di Cristo e l’inizio della Passione.

A Gerenzano il rito della Giӧebia non è particolarmente sentito, tanto è vero che non viene festeggiato, mentre in paesi come Busto Arsizio, Gallarate e Varese si dà molta importanza a questa tradizione (essendosi sviluppata soprattutto nella Lombardia nord-occidentale).

Famosa sicuramente quello di Busto, dove una volta
i “fiò” uscivano in strada strillando a squarciagola e picchiando su coperchi e bidoni di latte in modo da far ulteriore baccano, cioè battendo "cunt' i cuercì e sü i tuluni". Questo per scacciare il freddo e il male. Nella vicina Rho i ragazzi accompagnano il rito del "bàtt i toll" con la cantilena "Foeura genè e denter febrè, su 'l gilet, foeura 'l sgischè".
Nella vecchia Busto, ogni rione o cortile costruiva la propria
Giӧebia con paglia e stracci (che poteva avere sia sembianze maschili che femminili), e venivano messe in piazza per essere bruciate. Al momento di accendere la catasta, i “fiò” eseguivano una specia di sabba, saltando e gridando “A Giӧebia – A Giӧebia”. Il fuoco veniva poi continuamente alimentato con fusti secchi di granoturco e fascine di robinie. Oppure sempre i “fiò”  infilavano dei pali nelle Giӧebie e dopo averli incendiati ingaggiavano con gli stessi delle battaglie tra ragazzi dei diversi rioni, creando ulteriore confusione nella festa. Quest’ultima proseguiva poi con una grande abbuffata a tavola, dove il piatto principale era “ul risott cunt’ a luganina”  (risotto con salsiccia, luganega), mentre i più poveri si accontentavano di un “saracù” (la saracca). A Busto, al giorno d’oggi, questa festa è sempre in voga e richiama molte persone anche dai paesi del circondario, soprattutto per gustarsi anche “ul risott cunt’ a luganina”.

Ma perché viene cucinato il risotto con la luganega? La leggenda narra che la Giӧebia fosse ghiotta di questo piatto, ed allora le donne, per ingraziarsela, cercavano di prenderla per la gola preparandoglielo.
Nel libro "Il Mistero della Giӧebia", edito dal Magistero dei bruscitti di Busto, é descritto quanto segue: "Col risotto la Giӧebia assaggia, controlla, si calma e passa via; ma se il camino non fuma e il profumo non si sente, succedono i guai. A chi tocca è un bello spavento. Le donne lo sanno e, e verso mezzanotte, son pronte con tutti gli ingredienti".
Un'altra leggenda racconta che la Giӧebia fosse una strega che abitava nei boschi di Lombardia e Piemonte, spaventando tutte le persone che "osavano" inoltrarsi nel bosco. Aveva la particolarità di andare alla ricerca di bambini da mangiare, proprio l'ultimo giovedì di gennaio. Una madre, per evitare che il figlio fosse mangiato, cercò quindi di ingannare la strìa: cucinò un pentolone di risotto con la luganega e lo mise sul davanzale. La Giӧebia, attratta dall'invitante profumo di quel piatto, lo mangiò tutto, senza accorgersi che del sorgere del sole. Sole che, essendo fatale per le streghe, fece morire la Giӧebia salvando quindi il bambino.

Rimanendo sempre nelle nostre zone, le stesse scene si vivevano nella vicina Rovellasca, dove anche qui i ragazzi, vestiti di stracci e muniti di “toll” per fare rumore, scendevano nelle strade e entravano nelle case e nei cortili per far spaventare la gente, anche se i “vecc” di un tempo dicono che era solo un pretesto per vedere le ragazze da maritare nel loro ambiente casalingo. Il tutto poi proseguiva con il classico falò “Giübianesco”.

A Saronno non vi era invece l’usanza del falò, ma più semplicemente era tradizione contadina mangiare (come per Sant’Antoni) “salamìtt e lenti”, il cui significato era il seguente: “per minga fa andà i moschitt in di oeùcc d’estàa; per vess minga mangiàa di moschitt d’està” (sta a significare che questo avrebbe allontanato i disagi degli insetti - moschini e zanzare - nella stagione estiva durante il lavoro nei campi).

Inoltre ci si riuniva nella stalla “a cuntàla sù”, ovverosia ci si trovava per scambiare quattro chiacchere. Era in voga raccontare una storia particolare, ambientata a Saronno, ma in realtà conosciuta in tutti i vari paesi dove veniva festeggiata la Giӧebia.

La storia è la seguente:

Alcune donne si diedero appuntamento in stalla per la “poscènna” (deriva da post cena). Un modo come un altro per ritrovarsi tra loro senza mariti, fidanzati e figli, dove tra un piatto di risotto e l’altro si conversava e recitava il rosario.

Gli uomini, scoperta la “riunione segreta”, decisero di fare uno scherzo alle malcapitate. Passando per la parte alta della stalla, dove era posto il fienile, aprirono l’ arbusèll (che è la botola da cui si fa scendere paglia e fieno nella stalla). Nel bel mezzo della riunione, fecero scendere dall’alto una finta gamba di paglia ricoperta da una calza rossa, e tra versi e rumori “satanici” una voce roca e tremolante diceva:

Donn, donn andée a durmì !

Gh’i giald i pée ch’i da morì !

Sa vorìi minga cred che Dio la manda,

guardée all’aria ca donda la gamba !

Oppure poteva essere anche in quest’altra versione:

Donn, donn divòtt:

andée in lecc ca l’è mezzanòcc.

San Pedar va la comanda !

Sa vorìi minga cred, guardée ‘sta gamba !

A queste parole le povere donne, terrorizzate, se la davano a gambe scappando di filata in casa, e si rinchiudevano in camera, pensando che “ul diavul” volesse prendere la loro anima…

Un’ultima annotazione sulla “poscènna”…questo rito era tradizionalmente vissuto nella città di Varese fino agli inizi / metà del ‘900, ed in realtà esisteva sia la “poscènna” per donne, sia quella per uomini (quest’ultima avveniva il penultimo giovedì di Gennaio). La versione maschile si è fermata però prima rispetto a quella femminile, che è invece durata fino alla metà degli anni ’40 dello scorso secolo. Quest’usanza varesina è stata poi tramutata con un’altra valenza negli anni successivi da parte degli innamorati locali, in quanto nel giorno della Giӧebia essi si regalano cuori di pastafrolla come pegno d’amore, mentre i più poveri disegnano sul selciato di fronte all’ingresso di casa dell’amata/o un cuore con un gessetto, spargendo a terra della cenere…

Insomma, abbiamo visto che la Giӧebia nel corso dei secoli ha assunto valori e rituali sacri, mistici, goliardici, amorosi, conviviali ed anche gastronomici.

Sicuramente al giorno d’oggi la viviamo come un momento d’allegria e d’incontro, ma alla fine penso che l’importante, in un modo o nell’altro, sia quello di continuare a tramandare le nostre tradizioni, feste popolari e culture, in modo che non vadano perse o dimenticate.

Quindi buona Giӧebia a tutti, e che il nuovo anno ci sia propizio!

venerdì 25 gennaio 2013

Adotta il verde gerenzanese !!!

Interessante iniziativa del comune di Gerenzano.
Si offre la possibilità di adottare aree verdi e provvedere alla loro manutenzione.

Faccio notare "con orgoglio" che è stato preso in considerazione un suggerimento che mio padre aveva dato tempo fa all'amministrazione, ovverosia piantare dei gelsi nelle rotonde gerenzanesi in modo da creare un "ponte" della memoria tra passato e futuro (vedi qui ). L'unico rammarico è che sia stata individuata un'unica rotonda nella quale effettuare questa piantumazione (ma presumo che dietro ci siano anche problemi "tecnici" che hanno portato a questa scelta).

Complimenti all'amministrazione comunale per questa proposta, speriamo che i gerenzanesi rispondano in maniera massiccia !!!

Vi rimando agli allegati presenti sul sito comunale, dove è illustrato il tutto.

http://www.comunegerenzano.it/public/Bando_sponsorizzazione_aiuole.pdf
http://www.comunegerenzano.it/public/Capitolato_tecnico_sponsorizzazione_verde_pubblico.pdf

Spugnole (con gnocchi)...mon amour...

Porcini ? No grazie...
Ovuli ? No grazie...
Cantharelli ? No grazie...
Tartufi ? No grazie..
E così via...

No, non sono impazzito sulle varie tipologie di funghi commestibili, ma volevo semplicemente porre in evidenza uno dei miei funghi preferiti a livello culinario: la Morchella Esculenta, conosciuta anche con il nome di spugnola !!!


Differente per forma da qualsiasi altra specie fungina, quasi misteriosa con tutte quelle cavità presenti sul suo cono, è sicuramente un fungo che non passa inosservato, pare quasi buffo.
Cresce principalmente sulle sponde sabbiose dei fiumi (in zona nostra lo ritroviamo sulle rive dell'Adda e del Ticino), oppure in boschi nei quali è presente il frassino, albero simbionte per eccellenza della spugnola. Il periodo di raccolta è quello compreso tra primavera e primissimo inizio estate, ma non è raro trovarne alcune anche in autunno.

I fungiàtt della domenica, "quei da trìi ball e nuvanta" per intenderci, scartano a priori questo fungo (e tanti altri), in quanto viene reputato di "serie B" (si sa che questi fungiàtt raccolgono solo porcini, essendo loro di "razza superiore")...o peggio ancora, neanche lo conoscono (e forse meglio così).
Io che invece mi reputo un fungiàtt da tutta settimana, e non solo quindi della domenica, che conosco ed apprezzo svariatissime tipologie di funghi, dico loro: "non sapete cosa vi perdete" !!!
Nelle zone di maggior crescita, i vècc di una volta lo definivano il "tartufo dei poveri".

Sapore deciso, forte, ma nel contempo anche delicato, con una punta di dolcezza, carne di buona consistenza. Queste sono le caratteristiche che rendono la morchella un fungo eclettico ed apprezzato in cucina, anche dai palati più esigenti.

Se avete la fortuna di trovarle, raccoglierle e consumarle fresche, buon per voi, in quanto il sapore e gusto sono migliori.
Altrimenti vi dovrete accontentare di acquistarle secche in confezioni principalmente da 30 o 50 grammi (come ho fatto io per eseguire la ricetta che poi vi descriverò). Di contro, l'acquisto di una misera confezione di spugnole secche, è sicuramente il prezzo. Questo perchè il periodo di raccolta rimane comunque molto limitato nel tempo ed in caso di annata "storta", i pochi esemplari ritrovati raggiungono costi da capogiro.

Bene, dopo avervi illustrato nel loro insieme le varie caratteristiche della morchella, passo a raccontarvi della ricetta che ho eseguito per cucinare questi funghi. Ricetta che a dire il vero ho recuperato nel web, non è farina del mio sacco, ma che dire...mi ispirava molto !!!

La ricetta è questa: SPUGNOLE e GNOCCHI...

Ingredienti per due persone:

400/500 grammi di gnocchi di patate
50 grammi di spugnole secche
40 grammi di burro
200 ml di panna
1 scalogno
sale

Procedimento

Mettete i funghi in un recipiente versando acqua calda, lasciandoli in ammollo per circa 2 ore (vedi fig. 1 e 2).

Figura 1

Figura 2

Successivamente prendete i funghi e li risciacquate sotto acqua corrente, in modo da pulirle ben bene. Le morchelle sono funghi un pò "rognosi" da pulire, perchè le loro cavità si riempiono di terra e sabbia.

In una pentola antiaderente fare soffriggere lo scalogno tritato ed il burro, dopodichè aggiungete i funghi (vedi fig. 3). Versate di tanto in tanto l'acqua dei funghi avanzata nel recipiente, preoccupandovi di filtrarla con un colino, in modo da evitare che finiscano in pentola anche i residui terrosi e sabbiosi. Far cuocere il tutto per circa 20 minuti (è importante che le spugnole sia consumate da cotte, in quanto da crude contengono tossine velenose).

Figura 3


Aggiungete poi la panna, salate a piacimento e far cuocere il tutto altri 10 minuti, in modo che la panna si rapprenda sottoforma di salsa (vedi fig. 4).

Figura 4


Mentre fate ciò, preparate la bollitura degli gnocchi (purtroppo io ho utilizzato gnocchi già preparati, l'ideale sarebbe mettersi a fare gnocchi casalinghi, ma purtroppo la mancanza di tempo non me l'ha permesso).


Una volta pronti gli gnocchi, versateli nella padella dei funghi, e rigirateli per qualche minuto (vedi fig. 5).

Figura 5


Ecco ora siamo pronti per metterli nel piatto e servirli a tavola.


Vi assicuro che sono una prelibatezza, il contrasto tra il sapore dei funghi e la dolcezza di panna e gnocchi crea un amalgama fantastico !!! Gnocchi e funghi, sorretti dalla salsa, soddisfano il palato in maniera eccelsa. E' un piatto da gustare con lentezza, assaporandone ogni singola sfumatura di sapore, anche se sinceramente la bontà dell'insieme porta a finirlo abbastanza velocemente.
Da raccoglitore e amante culinario dei funghi, posso affermare senza ombra di dubbio che le morchelle quasi quasi superano in gusto porcini e ovuli, anche se poi in realtà ogni tipologia di fungo ha la propria caratteristica che lo fa apprezzare al meglio in tavola.

Procuratevi quindi un bel sacchettino di morchelle secche, abbiate un minimo di pazienza nel pulirle, e cucinatele come sopra descritto. Godrete come pochi...!!!

P.S. con Sabri abbiamo abbinato questo piatto ad un rosso riserva dell'Oltrepò pavese, il Marc'Antonio dell'azienda Travaglino. Annata 2004, titolo alcolometrico 13,5%.
Ottenuto da un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Barbera, Croatina e Pinot Nero, subisce un affinamento di 36 mesi, dei quali 18 in barrique e 18 in bottiglia.
Vino generoso, di buon corpo, ma anche elegante e con trama tannica fine, ha ben accompagnato il piatto, creando un buon connubio !!!