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lunedì 7 novembre 2011
martedì 1 novembre 2011
Quando l'Alto Adige incontra la Valtellina !
Questi giorni di feste autunnali, hanno immancabilmente portato sulle nostre tavole le prelibatezze lombarde del periodo, trippa, pan di mort, e qualcuno so che ha già osato fare anche la cassoela, pur non essendoci ancora stata alcuna gelata per le verze !!!
Con Sabri invece abbiamo deciso di preparare una cenetta sempre secondo la tradizione lombarda (anche se non propriamente della nostra zona), ma come vino di abbinarci un bel Pinot Nero dell'Alto Adige.
Abbiamo quindi comprato (si purtroppo stavolta non li abbiamo fatti noi in casa) dei tagliolini freschi al grano saraceno, tipici della Valtellina. Sono praticamente la stessa pasta dei pizzoccheri, ma tagliati più stretti e con uno spessore maggiore. Bene, fatta bollire l'acqua, li mettiamo a cuocere.
Nel frattempo prepariamo il sughetto: tritiamo 1/4 di cipolla con 2 fette di prosciutto cotto, mettiamo in padella con burro ed olio, e iniziamo a far soffriggere. Successivamente prendiamo 4 bei porcini, tritiamo anche loro, e li aggiungiamo al trito di cipolla e prosciutto. Mi raccomando: i porcini devono essere assolutamente valtellinesi. No ok, a parte gli scherzi va bene qualsiasi porcino chiaramente, ma fortunatamente noi abbiamo il freezer pieno di sacchetti sottovuoto di porcini che arrivano da Bormio, gentilmente regalatici da un'amica di mio padre (una signora simpaticissima che non ama le mezze misure, immancabilmente tutti gli anni ce ne regala a chili).
Bene, dopo aver aggiunto i porcini, aggiungiamo anche 200 ml di panna. Amalgamiamo il tutto, il sugo deve rapprendersi un poco.
Nel frattempo i tagliolini sono pronti. Scoliamo e versiamo sopra il sugo. Tutti a tavola. Vi assicuro che che sono una bontà !
Li accompagniamo come dicevo con una bella bottiglia di Blauburgunder Pinot Nero Sudtirol Alto Adige DOC 2006 (13,5%) della linea Sanct Valentin, che è la linea di vini di punta della cantina San Michele di Appiano (Sanct Michael Eppan per non far torto agli amici sudtirolesi).
Il colore è quello classico del Pinot nero, un rosso rubino molto scarico, e lo stesso dicasi al naso, dove si sentono frutti rossi di sottobosco (tra cui spiccano le fragoline), prugna, frutta rossa cotta, del tabacco e caffè, funghi, humus e terra bagnata. In bocca pecca forse per una mancanza di freschezza, ma ha un corpo, ed un'equilibrio invidiabili, persistenza lunga. Forse abbiamo commesso un piccolo infanticidio (probabilmente la bottiglia avrebbe meritato qualche anno in più di affinamento), ma risulta comunque essere già goduriosa fin da ora. Non è sicuramente al livello dei Pinot nero di Borgogna, ma 87 pt. se li porta a casa (e non è poco).
Comunque tagliolini e PN dell'alto Adige risultano essere un bell'abbinamento, nessuno dei 2 sovrasta l'altro, il tutto è molto gradevole.
Come secondo ci accontentiamo di un bel pezzo di Stelvio, formaggio manco a dirlo valtellinese (ricordo poi che il passo dello Stelvio divide la Lombardia - Valtellina dal Sudtirolo). Gradevole anche lui, formaggio ancora giovane, poco stagionato, forse il vino è un pò troppo strutturato per abbinarlo assieme, ma tant'è, non guardiamo tutto !!!
Ed infine, ecco qui un'altra delle mie torte preferite: la MIASCIA !
La Miascia è una torta tipica di Bellagio, del triangolo lariano (quindi sul dolce ci allontaniamo un pò dalla Valtellina, anche se non di molto), ed è una ricetta in uso fin dalla metà dell'800 (molto probabilmente è anche più vecchia). E' un dolce tradizionale, detto anche dolce povero perchè fatto con pane raffermo (una volta non si buttava via mai niente) e frutta. La frutta serviva a sostituire lo zucchero, che a quei tempi era raro e prezioso.
Bene, la ricetta è la seguente:
Aggiungete poi le 2 farine, la scorza di limone, zucchero, uva sultanina, gli acini di uva bianca (se grossi, tagliateli a metà, eliminando i vinaccioli), un pizzico di sale, e l'uovo. Iniziate ad amalgamare il composto. Successivamente aggiungete la mela e la pera tagliate a pezzetti.. Una volta mescolato il tutto, disponetelo in una tortiera precedendemente imburrata, mettendo sopra qualche fogliolina di rosmarino. Mettete poi in forno a 180° C per circa un'ora.
N.B: l'ora che indico di cottura può essere variabile, in quanto in realtà dovrete far attenzione che l'impasto sia cotto al punto giusto (per verificarlo, fate la classica prova dello stuzzicandente).
Vi dico inoltre che delle Miascia ne esistono varie ricette, soprattutto per quanto riguarda le quantità di pane, mele e pere da usare. Fate attenzione che più quantità di ingredienti mettete, è più sarà prolungato il tempo di cottura, rischiando di bruciare all'esterno la torta, mentre l'interno invece sarà ancora crudo (parlo per esperienza personale, visto che qualche anno fa la mia prima Miascia ha "subito" una cottura di circa 3 ore, ed internamente era ancora bagnata, questo perchè avevo esagerato con le quantità degli ingredienti).
Ecco la Miascia prima del suo ingresso in forno (magari non è bellissima da vedersi, ma probabilmente dà davvero l'idea di qualcosa di veramente povero come effettivamente è questa torta).
Ed ecco l'opera finita !
Davvero ottima ! Provate a farla, e poi mi ringrazierete (spero) !!!
Con Sabri invece abbiamo deciso di preparare una cenetta sempre secondo la tradizione lombarda (anche se non propriamente della nostra zona), ma come vino di abbinarci un bel Pinot Nero dell'Alto Adige.
Abbiamo quindi comprato (si purtroppo stavolta non li abbiamo fatti noi in casa) dei tagliolini freschi al grano saraceno, tipici della Valtellina. Sono praticamente la stessa pasta dei pizzoccheri, ma tagliati più stretti e con uno spessore maggiore. Bene, fatta bollire l'acqua, li mettiamo a cuocere.
Nel frattempo prepariamo il sughetto: tritiamo 1/4 di cipolla con 2 fette di prosciutto cotto, mettiamo in padella con burro ed olio, e iniziamo a far soffriggere. Successivamente prendiamo 4 bei porcini, tritiamo anche loro, e li aggiungiamo al trito di cipolla e prosciutto. Mi raccomando: i porcini devono essere assolutamente valtellinesi. No ok, a parte gli scherzi va bene qualsiasi porcino chiaramente, ma fortunatamente noi abbiamo il freezer pieno di sacchetti sottovuoto di porcini che arrivano da Bormio, gentilmente regalatici da un'amica di mio padre (una signora simpaticissima che non ama le mezze misure, immancabilmente tutti gli anni ce ne regala a chili).
Bene, dopo aver aggiunto i porcini, aggiungiamo anche 200 ml di panna. Amalgamiamo il tutto, il sugo deve rapprendersi un poco.
Nel frattempo i tagliolini sono pronti. Scoliamo e versiamo sopra il sugo. Tutti a tavola. Vi assicuro che che sono una bontà !
Li accompagniamo come dicevo con una bella bottiglia di Blauburgunder Pinot Nero Sudtirol Alto Adige DOC 2006 (13,5%) della linea Sanct Valentin, che è la linea di vini di punta della cantina San Michele di Appiano (Sanct Michael Eppan per non far torto agli amici sudtirolesi).
Il colore è quello classico del Pinot nero, un rosso rubino molto scarico, e lo stesso dicasi al naso, dove si sentono frutti rossi di sottobosco (tra cui spiccano le fragoline), prugna, frutta rossa cotta, del tabacco e caffè, funghi, humus e terra bagnata. In bocca pecca forse per una mancanza di freschezza, ma ha un corpo, ed un'equilibrio invidiabili, persistenza lunga. Forse abbiamo commesso un piccolo infanticidio (probabilmente la bottiglia avrebbe meritato qualche anno in più di affinamento), ma risulta comunque essere già goduriosa fin da ora. Non è sicuramente al livello dei Pinot nero di Borgogna, ma 87 pt. se li porta a casa (e non è poco).
Comunque tagliolini e PN dell'alto Adige risultano essere un bell'abbinamento, nessuno dei 2 sovrasta l'altro, il tutto è molto gradevole.
Come secondo ci accontentiamo di un bel pezzo di Stelvio, formaggio manco a dirlo valtellinese (ricordo poi che il passo dello Stelvio divide la Lombardia - Valtellina dal Sudtirolo). Gradevole anche lui, formaggio ancora giovane, poco stagionato, forse il vino è un pò troppo strutturato per abbinarlo assieme, ma tant'è, non guardiamo tutto !!!
Ed infine, ecco qui un'altra delle mie torte preferite: la MIASCIA !
La Miascia è una torta tipica di Bellagio, del triangolo lariano (quindi sul dolce ci allontaniamo un pò dalla Valtellina, anche se non di molto), ed è una ricetta in uso fin dalla metà dell'800 (molto probabilmente è anche più vecchia). E' un dolce tradizionale, detto anche dolce povero perchè fatto con pane raffermo (una volta non si buttava via mai niente) e frutta. La frutta serviva a sostituire lo zucchero, che a quei tempi era raro e prezioso.
Bene, la ricetta è la seguente:
- 150 gr di pane raffermo
- 0,2 litri di latte
- 50 gr di zucchero
- 1 cucchiaio di farina bianca
- 1 cucchiaio di farina gialla
- 50 gr di burro
- 1 uovo
- 1 mela
- 1 pera
- la scorza di un limone grattuggiato
- 1 grappolo di uva bianca
- 1 cucchiaio di uva sultanina fatta rinvenire in acqua
- sale
Aggiungete poi le 2 farine, la scorza di limone, zucchero, uva sultanina, gli acini di uva bianca (se grossi, tagliateli a metà, eliminando i vinaccioli), un pizzico di sale, e l'uovo. Iniziate ad amalgamare il composto. Successivamente aggiungete la mela e la pera tagliate a pezzetti.. Una volta mescolato il tutto, disponetelo in una tortiera precedendemente imburrata, mettendo sopra qualche fogliolina di rosmarino. Mettete poi in forno a 180° C per circa un'ora.
N.B: l'ora che indico di cottura può essere variabile, in quanto in realtà dovrete far attenzione che l'impasto sia cotto al punto giusto (per verificarlo, fate la classica prova dello stuzzicandente).
Vi dico inoltre che delle Miascia ne esistono varie ricette, soprattutto per quanto riguarda le quantità di pane, mele e pere da usare. Fate attenzione che più quantità di ingredienti mettete, è più sarà prolungato il tempo di cottura, rischiando di bruciare all'esterno la torta, mentre l'interno invece sarà ancora crudo (parlo per esperienza personale, visto che qualche anno fa la mia prima Miascia ha "subito" una cottura di circa 3 ore, ed internamente era ancora bagnata, questo perchè avevo esagerato con le quantità degli ingredienti).
Ecco la Miascia prima del suo ingresso in forno (magari non è bellissima da vedersi, ma probabilmente dà davvero l'idea di qualcosa di veramente povero come effettivamente è questa torta).
Ed ecco l'opera finita !
Davvero ottima ! Provate a farla, e poi mi ringrazierete (spero) !!!
domenica 30 ottobre 2011
Salviamo il paesaggio
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/Si è svolta ieri a Cassinetta di Lugagnano la presentazione del forum "Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori".
Con la presentazione di questo forum (proposto da Slow Food, Fai, Stop al consumo di Territorio ed altre associazioni nazionali come Lipu e Legambiente), ci si prefigge come obiettivo la sensibilizzazione delle persone al consumo di territorio ed alla'avanzata di cemento ed asfalto.
Nella presentazione di ieri è stata elaborata una proposta di legge a tutela del suolo e territorio (è già iniziata la raccolta delle firme, aderite !), ed è stato promosso un censimento di tutti gli immobili vuoti e non utilizzati (aventi qualsiasi tipo di destinazione), in modo da far capire l'inutilità del continuo proseguo nell'edificazione di nuove costruzioni.
Al forum noto con piacere che è stata presente anche l'associazione Il Gelso di Gerenzano:
http://www.ilgelsogerenzano.org/dettaglio-news.asp?IDNews=83
Nel frattempo, il mese di Ottobre sta finendo, ma avete ancora un giorno per donare qualche euro:
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=548
Spero fortemente che una volta per tutte si riesca a far capire alla gente che l'utilizzo del suolo e territorio a fini costruttivi e viabilistici abbia ormai raggiunto un livello di emergenza dal quale difficilmente si può tornare indietro.
Salvare il paesaggio, difendere i territori equivale a conservare né più né meno una civiltà !
Ricordatevelo...
sabato 29 ottobre 2011
Cachi e castagnaccio !!!
Bene, dopo la raccolta delle mele di 2 settimane fa, è giunta l'ora dei cachi !
La maggior parte sono ancora acerbi (per chi non lo sapesse, si preferisce coglierli in questo periodo anche acerbi, in modo da evitare le gelate), ma poi con il solito trucco delle mele, matureranno presto (nelle cassette dei cachi si dispongono 4-5 mele, che hanno la capacità di farli maturare).
Questo è il risultato della raccolta !
Poi un'amara sorpresa: in giardino c'è una vasca interrata per i pesci. Mentre mi avvicino alla vasca, noto che c'è qualcosa di strano dentro. Guardo con più attenzione e....mannaggia ! Un riccio è finito dentro ed è annegato ! Eccolo poveretto, fotografato dopo averlo tirato fuori dall'acqua.
La foto di uno strano "visitatore" sulla porta di calcetto...
Un altro strano "visitatore" (involontariamente ho tolto una foglia da un caco, e gli ho strappato la "casetta"). Speriamo che riesca lo stesso a trasformarsi prima o poi in farfalla !
Infornare il tutto ad una temperatura di ~ 220-240° C.
Ricordatevi di lasciare da parte un pò di pinoli, di non buttarli tutti nell'impasto. Questo perchè prima di mettere il castagnaccio in forno, i pinoli che avete tenuto da parte vanno messi sulla superificie dell'impasto, assieme a qualche foglia di rosmarino. Per ultimo mettete anche un cucchiaio di olio che avrete cura di "sgocciolare", distribuendolo sopra l'impasto.
Questo è il risultato prima di mettere il tutto in forno...
Questo è il risultato finale !
La maggior parte sono ancora acerbi (per chi non lo sapesse, si preferisce coglierli in questo periodo anche acerbi, in modo da evitare le gelate), ma poi con il solito trucco delle mele, matureranno presto (nelle cassette dei cachi si dispongono 4-5 mele, che hanno la capacità di farli maturare).
Questo è il risultato della raccolta !
Poi un'amara sorpresa: in giardino c'è una vasca interrata per i pesci. Mentre mi avvicino alla vasca, noto che c'è qualcosa di strano dentro. Guardo con più attenzione e....mannaggia ! Un riccio è finito dentro ed è annegato ! Eccolo poveretto, fotografato dopo averlo tirato fuori dall'acqua.
Con i miei nipoti ci armiamo di vanga ed andiamo a sotterrarlo nel campo di fronte a casa.
Ecco invece un altra piccola buttata di chiodini in giardino, già in parte puliti.La foto di uno strano "visitatore" sulla porta di calcetto...
Un altro strano "visitatore" (involontariamente ho tolto una foglia da un caco, e gli ho strappato la "casetta"). Speriamo che riesca lo stesso a trasformarsi prima o poi in farfalla !
E poi finito in giardino, mi dedico ad una delle mie torte preferite: il CASTAGNACCIO !
La mia ricetta per il castagnaccio è la seguente:- 300 g di farina di castagne
- 50 g di uvetta secca
- 50 g di pinoli
- 500 ml di acqua
- 1 pizzico di sale
- 3 cucchiai di olio di oliva extravergine
- 1 rametto di rosmarino
Infornare il tutto ad una temperatura di ~ 220-240° C.
Ricordatevi di lasciare da parte un pò di pinoli, di non buttarli tutti nell'impasto. Questo perchè prima di mettere il castagnaccio in forno, i pinoli che avete tenuto da parte vanno messi sulla superificie dell'impasto, assieme a qualche foglia di rosmarino. Per ultimo mettete anche un cucchiaio di olio che avrete cura di "sgocciolare", distribuendolo sopra l'impasto.
Questo è il risultato prima di mettere il tutto in forno...
Questo è il risultato finale !
Inutile dire che era ottimo, è stato "spazzolato" in un battibaleno ! Anche stavolta il castagnaccio ha conquistato tutti !
venerdì 28 ottobre 2011
Voglia di Supertuscans...
Chi mi conosce sa che non amo molto i cosidetti vini a "taglio bordolese", ovverosia vini principalmente ottenuti dal taglio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e di Merlot !
Questi 3 vitigni sono presenti appunto nella zona di Bordeaux in Francia, ed hanno reso "leggendari" i vini di Chateau Margaux e Chateau Mouton-Rothschild, tanto per citare 2 nomi famosi. Sulla scia di questi vini, nel corso degli anni si sono accodati i nostri Supertuscans, ovverosia Sassicaia, Masseto, Solaia, Ornellaia, Tignanello e fratelli vari, anche loro ottenuti dallo stesso blend, variato magari con la presenza di Sangiovese.
A questi vini riconosco sicuramente il fascino e la grandezza (un appassionato degustatore deve comunque saper riconoscere quando un vino è indiscutibilmente ottimo), ma mi sembrano ...come dire...ingentili, piacioni, addolciti per piacere ai palati di tutti ! I miei gusti personali sono invece più orientati su vini rossi ottenuti da uve in purezza, ad iniziare dal pinot nero o dal nebbiolo, da cui si ottengono i vini di Borgogna ed i nostri grandi Barolo e Barbaresco, vini più decisi, maschi, virili.
Comunque, bando alle ciance. Nelle ultime settimane, giusto per smentire tutto quello sopra raccontato, nella mia cantina è arrivata una bella cassa regettata di 6 bottiglie di Sammarco, facente anche lui parte della schiera dei Supertuscans ! E stasera l'occasione era troppo ghiotta, a casa si presentava un bell'umido di funghi chiodini (raccolti in giardino sui vecchi ceppi del ciliegio, pesco ed anche rosa) e polenta ! Quindi mi son detto: perchè non aprire una bottiglia di questo vino ?
Bene, la bottiglia è stata aperta circa 1 ora e mezza prima di cena. Il Sammarco è un Toscana IGT, ottenuto da un blend di Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot. Annata 2006, 14% di alcol svolto, imbottigliato dall'Azienda Agricola Santa Lucia - Castello dei Rampolla. L'enologo dell'azienda per qualche anno è stato il famosissimo Giacomo Tachis, "inventore" del Sassicaia, e direi che la sua mano si sente in questo vino. Il Sammarco subisce una maturazione che va dai 12 ai 18 mesi in botte di rovere, poi ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Passiamo finalmente alla degustazione.
Un bellissimo rosso rubino traspare dal bicchiere, lacrime ed archetti dimostrano la consistenza del vino !
All'inizio al naso è restio a concedersi, poi si apre un ventaglio di profumi, che spaziano dalla mora al mirtillo, prugna, macchia mediterranea. Piano piano si fanno strada anche delle note balsamiche, per poi esplodere in un sentore di peperone, leggermente piccante, per arrivare a tabacco e terra bagnata.
In bocca ha una morbidezza e freschezza incredibile, con tannini finissimi e vellutati, grande struttura. Persistenza infinita, viene richiamata la frutta rossa, con note di cioccolato. Ha una beva incredibile, che inviterebbe a finire presto la bottiglia (ma ricordatevi di non esagerare, ragion per cui metà bottiglia la faccio rimanere per l'indomani). Grande e bellissimo vino, emozionante nella sua delicatezza, conturbante nella sua eleganza. 89 punti non glieli toglie nessuno !
Fortunatamente, come dicevo, in cantina riposano altre 5 bottiglie di Sammarco, che lascerò sicuramente ad impolverare per qualche anno, in quanto sono convinto che questo vino, ancor giovane, abbia margini di ulteriore miglioramento con il passare degli anni.
Dimenticavo, per i più curiosi: l'abbinamento chiodini - polenta con questo vino direi è stato discreto, ma sugli abbinamenti io ho la mia teoria, ovverosia bevo ciò che voglio con quello che voglio !
E se proprio vogliamo rientrare nel corretto discorso di abbinamento per concordanza o contrapposizione, mettiamola così, sul ridere: ho fatto un abbinamento per contrapposizione, ovverosia un cibo economicamente povero abbinato ad un vino economicamente importante.
Buon Supertuscan a tutti !
Questi 3 vitigni sono presenti appunto nella zona di Bordeaux in Francia, ed hanno reso "leggendari" i vini di Chateau Margaux e Chateau Mouton-Rothschild, tanto per citare 2 nomi famosi. Sulla scia di questi vini, nel corso degli anni si sono accodati i nostri Supertuscans, ovverosia Sassicaia, Masseto, Solaia, Ornellaia, Tignanello e fratelli vari, anche loro ottenuti dallo stesso blend, variato magari con la presenza di Sangiovese.
A questi vini riconosco sicuramente il fascino e la grandezza (un appassionato degustatore deve comunque saper riconoscere quando un vino è indiscutibilmente ottimo), ma mi sembrano ...come dire...ingentili, piacioni, addolciti per piacere ai palati di tutti ! I miei gusti personali sono invece più orientati su vini rossi ottenuti da uve in purezza, ad iniziare dal pinot nero o dal nebbiolo, da cui si ottengono i vini di Borgogna ed i nostri grandi Barolo e Barbaresco, vini più decisi, maschi, virili.
Comunque, bando alle ciance. Nelle ultime settimane, giusto per smentire tutto quello sopra raccontato, nella mia cantina è arrivata una bella cassa regettata di 6 bottiglie di Sammarco, facente anche lui parte della schiera dei Supertuscans ! E stasera l'occasione era troppo ghiotta, a casa si presentava un bell'umido di funghi chiodini (raccolti in giardino sui vecchi ceppi del ciliegio, pesco ed anche rosa) e polenta ! Quindi mi son detto: perchè non aprire una bottiglia di questo vino ?
Bene, la bottiglia è stata aperta circa 1 ora e mezza prima di cena. Il Sammarco è un Toscana IGT, ottenuto da un blend di Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot. Annata 2006, 14% di alcol svolto, imbottigliato dall'Azienda Agricola Santa Lucia - Castello dei Rampolla. L'enologo dell'azienda per qualche anno è stato il famosissimo Giacomo Tachis, "inventore" del Sassicaia, e direi che la sua mano si sente in questo vino. Il Sammarco subisce una maturazione che va dai 12 ai 18 mesi in botte di rovere, poi ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia.
Passiamo finalmente alla degustazione.
Un bellissimo rosso rubino traspare dal bicchiere, lacrime ed archetti dimostrano la consistenza del vino !
All'inizio al naso è restio a concedersi, poi si apre un ventaglio di profumi, che spaziano dalla mora al mirtillo, prugna, macchia mediterranea. Piano piano si fanno strada anche delle note balsamiche, per poi esplodere in un sentore di peperone, leggermente piccante, per arrivare a tabacco e terra bagnata.
In bocca ha una morbidezza e freschezza incredibile, con tannini finissimi e vellutati, grande struttura. Persistenza infinita, viene richiamata la frutta rossa, con note di cioccolato. Ha una beva incredibile, che inviterebbe a finire presto la bottiglia (ma ricordatevi di non esagerare, ragion per cui metà bottiglia la faccio rimanere per l'indomani). Grande e bellissimo vino, emozionante nella sua delicatezza, conturbante nella sua eleganza. 89 punti non glieli toglie nessuno !
Fortunatamente, come dicevo, in cantina riposano altre 5 bottiglie di Sammarco, che lascerò sicuramente ad impolverare per qualche anno, in quanto sono convinto che questo vino, ancor giovane, abbia margini di ulteriore miglioramento con il passare degli anni.
Dimenticavo, per i più curiosi: l'abbinamento chiodini - polenta con questo vino direi è stato discreto, ma sugli abbinamenti io ho la mia teoria, ovverosia bevo ciò che voglio con quello che voglio !
E se proprio vogliamo rientrare nel corretto discorso di abbinamento per concordanza o contrapposizione, mettiamola così, sul ridere: ho fatto un abbinamento per contrapposizione, ovverosia un cibo economicamente povero abbinato ad un vino economicamente importante.
Buon Supertuscan a tutti !
martedì 18 ottobre 2011
L'angolo del libro...
Ogni mese indicherò qualche buona lettura tratta dalla mia biblioteca personale.
Questo mese voglio farvi conoscere un piccolo libro (nel senso che ha poche pagine ed ha dimensioni abbastanza ridotte), ma che in realtà è un GRANDE libro…adatto soprattutto ai bambini ma anche agli adulti.
Il suo titolo è MONTAGNA DI STORIE, scritto da un grande personaggio che ho avuto la fortuna di conoscere: Franco Formica.
Ma chi è Franco Formica ?
Semplice, è un accompagnatore di media montagna, ovverosia una guida alpina, nonché istruttore di Nordic Walking.
Circa un anno fa, mi sono imbattuto in una notizia sul Parco Pineta di Appiano Gentile. Durante i mesi di Ottobre e Novembre, si sarebbe svolto un corso di Nordic Walking. Io che sono “attratto” dalle discipline “strane” (anche se in realtà il NW non ha nulla di particolarmente strano), mi son detto: perché no ? Facciamolo !
Ok, ed ecco che una domenica mattina mi trovo al Parco ed inizio il corso. L’istruttore era Franco Formica. Franco è un uomo abbastanza alto, sui 55 anni, fisico asciutto, atletico, brizzolato con barba, con due occhi azzurri che risaltano sul suo viso. Ma quello che colpisce di Franco è sicuramente la sua voce ed il modo di fare gentile. Ha una voce calda, suadente, teatrale, che staresti ore ed ore ad ascoltare, ed accompagna le sue parole con gesti e sguardi, emanando una sorta di un’attrazione magnetica.
Durante le varie giornate di corso (che è stato bellissimo), Franco ci raccontava svariate storie della sua vita personale e di guida alpina. Inoltre si fermava in mezzo al bosco a spiegarci le piante che incontravamo, a spiegarci la composizione del terreno su cui camminavamo, ci dava nozioni di orientamento e ci spiegava perché la Valtellina è l’unica valle dell’arco alpino messa in “orizzontale”, insomma è stata proprio una grande e piacevole scoperta aver conosciuto un simile personaggio.
Successivamente sono venuto a conoscenza del suo libro, MONTAGNA DI STORIE.
Si tratta di una raccolta di storie e situazioni che, come dicevo prima, ha vissuto lui in prima persona durante le sue escursioni, e che ha quindi deciso di pubblicare.
Il libro, per ogni storia, riporta un disegno fatto da alcuni alunni delle elementari, disegni che hanno attitudine con ogni vicenda narrata. Vi è presente anche una prefazione di Paolo Pardini, giornalista di Rai3 (che scrive che quando conobbe Franco, si chiese il significato di accompagnatore di media montagna, pensando ad una delle solite ed inutili definizioni all’italiana, cosa che sinceramente all'inizio pensai anche io) !
Iniziando la lettura, si scopre che anche tra le pagine del suo libro, Franco riesce a catturarti, ti fa immedesimare nelle sue avventure, ti pare di sentirlo con quella sua voce calda mentre narra queste storie.
Il libro è piacevolissimo, scorre sotto gli occhi con una facilità di lettura incredibile, racconti che spaziano dalla mucca Viola all’allocco del Brinzio, dal serpente coniglio allo sciatore Renato, da questo all’altro !
Ed alla fine, dopo averlo letto tutto d’un fiato, si rimane rapiti dall’incanto delle descrizioni di montagne, rapaci ed altro.
Vorrà dire Franco, che spero che a breve pubblicherai tante altre tue storie, coinvolgenti e bellissime come queste appena lette.
Come dicevo prima, consiglio caldamente la lettura del libro a tutti, piccini e grandi. Magari per i piccini come lettura prima di andare a letto, così di notte sogneranno tante avventure immersi nella natura, mentre per i più grandi di leggerlo davanti ad un bel caminetto acceso, con il crepitio dei ciocchi di legno che bruciano, facendosi trasportare con l’immaginazione nelle storie di Franco.
MONTAGNA DI STORIE
Autore: Franco Formica
Casa editrice: Macchione Editore
Prezzo: 15 €
Per chi volesse avere altre notizie su Franco, vi rimando al suo sito: http://www.montagnanatura.it
domenica 16 ottobre 2011
Come volevasi dimostrare...
Dai seguenti giornali locali, Il Notiziario e l'Informazona, puntualmente viene descritto quello che ho indicato nel mio post "Il verde che sparisce"...
Da Il Notiziario del 14/10/11 (riassumo in brevi righe gli articoli)
Inizia l'abbattimento dell'ex Nivea a Gerenzano. Verranno costruiti un supermercato, uffici ed una albergo di cento camere, con connesse le relative opere di nuove strade.
Mie riflessioni: ma non si poteva recuperare l'area trasformandola in verde ? Nel rione della stazione manca un parchetto, un'area giochi, un punto di ritrovo per tutti...perchè costruire ancora ? Rimango allibito poi nel leggere che verrà costruito un albergo di cento camere a Gerenzano ! Ma per chi ? Non penso che Gerenzano sia un luogo così turistico che attiri gente a soggiornarvi. Al massimo si fermerà qualche straniero di passaggio, che esce dall'autostrada per fermarsi magari una notte a dormire per spezzare il viaggio ! Ricordo inoltre che a Gerenzano un hotel è già presente !
Da L'Informazona del 15/10/11
Uboldo, si prevede di modificare il Pgt per prevedere nuovi insediamenti industriali, favoriti dal nuovo svincolo Uboldo-Origgio.
Mie riflessioni: ancora ? Ci risiamo a costruire ancora capannoni ? Leggo che così si creano nuovi posti di lavoro. Ma basta girare tutte le zone industriali dei paesi della zona per vedere che ci sono capannoni vuoti e sfitti ! Perchè non incentivare le aziende ad insediarsi in queste unità già presenti ? Perchè costruire ancora ? A chi giova ?
Ricordo inoltre che a Turate, in previsione della Pedemontana, magicamente i terreni che sorgono intorno al suo tracciato, sono già stati trasformati da agricoli ad edificabili ! Chissà come mai !
Che vergogna ! W l'Italia !
Da Il Notiziario del 14/10/11 (riassumo in brevi righe gli articoli)
Inizia l'abbattimento dell'ex Nivea a Gerenzano. Verranno costruiti un supermercato, uffici ed una albergo di cento camere, con connesse le relative opere di nuove strade.
Mie riflessioni: ma non si poteva recuperare l'area trasformandola in verde ? Nel rione della stazione manca un parchetto, un'area giochi, un punto di ritrovo per tutti...perchè costruire ancora ? Rimango allibito poi nel leggere che verrà costruito un albergo di cento camere a Gerenzano ! Ma per chi ? Non penso che Gerenzano sia un luogo così turistico che attiri gente a soggiornarvi. Al massimo si fermerà qualche straniero di passaggio, che esce dall'autostrada per fermarsi magari una notte a dormire per spezzare il viaggio ! Ricordo inoltre che a Gerenzano un hotel è già presente !
Da L'Informazona del 15/10/11
Uboldo, si prevede di modificare il Pgt per prevedere nuovi insediamenti industriali, favoriti dal nuovo svincolo Uboldo-Origgio.
Mie riflessioni: ancora ? Ci risiamo a costruire ancora capannoni ? Leggo che così si creano nuovi posti di lavoro. Ma basta girare tutte le zone industriali dei paesi della zona per vedere che ci sono capannoni vuoti e sfitti ! Perchè non incentivare le aziende ad insediarsi in queste unità già presenti ? Perchè costruire ancora ? A chi giova ?
Ricordo inoltre che a Turate, in previsione della Pedemontana, magicamente i terreni che sorgono intorno al suo tracciato, sono già stati trasformati da agricoli ad edificabili ! Chissà come mai !
Che vergogna ! W l'Italia !
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