venerdì 25 gennaio 2013

Spugnole (con gnocchi)...mon amour...

Porcini ? No grazie...
Ovuli ? No grazie...
Cantharelli ? No grazie...
Tartufi ? No grazie..
E così via...

No, non sono impazzito sulle varie tipologie di funghi commestibili, ma volevo semplicemente porre in evidenza uno dei miei funghi preferiti a livello culinario: la Morchella Esculenta, conosciuta anche con il nome di spugnola !!!


Differente per forma da qualsiasi altra specie fungina, quasi misteriosa con tutte quelle cavità presenti sul suo cono, è sicuramente un fungo che non passa inosservato, pare quasi buffo.
Cresce principalmente sulle sponde sabbiose dei fiumi (in zona nostra lo ritroviamo sulle rive dell'Adda e del Ticino), oppure in boschi nei quali è presente il frassino, albero simbionte per eccellenza della spugnola. Il periodo di raccolta è quello compreso tra primavera e primissimo inizio estate, ma non è raro trovarne alcune anche in autunno.

I fungiàtt della domenica, "quei da trìi ball e nuvanta" per intenderci, scartano a priori questo fungo (e tanti altri), in quanto viene reputato di "serie B" (si sa che questi fungiàtt raccolgono solo porcini, essendo loro di "razza superiore")...o peggio ancora, neanche lo conoscono (e forse meglio così).
Io che invece mi reputo un fungiàtt da tutta settimana, e non solo quindi della domenica, che conosco ed apprezzo svariatissime tipologie di funghi, dico loro: "non sapete cosa vi perdete" !!!
Nelle zone di maggior crescita, i vècc di una volta lo definivano il "tartufo dei poveri".

Sapore deciso, forte, ma nel contempo anche delicato, con una punta di dolcezza, carne di buona consistenza. Queste sono le caratteristiche che rendono la morchella un fungo eclettico ed apprezzato in cucina, anche dai palati più esigenti.

Se avete la fortuna di trovarle, raccoglierle e consumarle fresche, buon per voi, in quanto il sapore e gusto sono migliori.
Altrimenti vi dovrete accontentare di acquistarle secche in confezioni principalmente da 30 o 50 grammi (come ho fatto io per eseguire la ricetta che poi vi descriverò). Di contro, l'acquisto di una misera confezione di spugnole secche, è sicuramente il prezzo. Questo perchè il periodo di raccolta rimane comunque molto limitato nel tempo ed in caso di annata "storta", i pochi esemplari ritrovati raggiungono costi da capogiro.

Bene, dopo avervi illustrato nel loro insieme le varie caratteristiche della morchella, passo a raccontarvi della ricetta che ho eseguito per cucinare questi funghi. Ricetta che a dire il vero ho recuperato nel web, non è farina del mio sacco, ma che dire...mi ispirava molto !!!

La ricetta è questa: SPUGNOLE e GNOCCHI...

Ingredienti per due persone:

400/500 grammi di gnocchi di patate
50 grammi di spugnole secche
40 grammi di burro
200 ml di panna
1 scalogno
sale

Procedimento

Mettete i funghi in un recipiente versando acqua calda, lasciandoli in ammollo per circa 2 ore (vedi fig. 1 e 2).

Figura 1

Figura 2

Successivamente prendete i funghi e li risciacquate sotto acqua corrente, in modo da pulirle ben bene. Le morchelle sono funghi un pò "rognosi" da pulire, perchè le loro cavità si riempiono di terra e sabbia.

In una pentola antiaderente fare soffriggere lo scalogno tritato ed il burro, dopodichè aggiungete i funghi (vedi fig. 3). Versate di tanto in tanto l'acqua dei funghi avanzata nel recipiente, preoccupandovi di filtrarla con un colino, in modo da evitare che finiscano in pentola anche i residui terrosi e sabbiosi. Far cuocere il tutto per circa 20 minuti (è importante che le spugnole sia consumate da cotte, in quanto da crude contengono tossine velenose).

Figura 3


Aggiungete poi la panna, salate a piacimento e far cuocere il tutto altri 10 minuti, in modo che la panna si rapprenda sottoforma di salsa (vedi fig. 4).

Figura 4


Mentre fate ciò, preparate la bollitura degli gnocchi (purtroppo io ho utilizzato gnocchi già preparati, l'ideale sarebbe mettersi a fare gnocchi casalinghi, ma purtroppo la mancanza di tempo non me l'ha permesso).


Una volta pronti gli gnocchi, versateli nella padella dei funghi, e rigirateli per qualche minuto (vedi fig. 5).

Figura 5


Ecco ora siamo pronti per metterli nel piatto e servirli a tavola.


Vi assicuro che sono una prelibatezza, il contrasto tra il sapore dei funghi e la dolcezza di panna e gnocchi crea un amalgama fantastico !!! Gnocchi e funghi, sorretti dalla salsa, soddisfano il palato in maniera eccelsa. E' un piatto da gustare con lentezza, assaporandone ogni singola sfumatura di sapore, anche se sinceramente la bontà dell'insieme porta a finirlo abbastanza velocemente.
Da raccoglitore e amante culinario dei funghi, posso affermare senza ombra di dubbio che le morchelle quasi quasi superano in gusto porcini e ovuli, anche se poi in realtà ogni tipologia di fungo ha la propria caratteristica che lo fa apprezzare al meglio in tavola.

Procuratevi quindi un bel sacchettino di morchelle secche, abbiate un minimo di pazienza nel pulirle, e cucinatele come sopra descritto. Godrete come pochi...!!!

P.S. con Sabri abbiamo abbinato questo piatto ad un rosso riserva dell'Oltrepò pavese, il Marc'Antonio dell'azienda Travaglino. Annata 2004, titolo alcolometrico 13,5%.
Ottenuto da un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Barbera, Croatina e Pinot Nero, subisce un affinamento di 36 mesi, dei quali 18 in barrique e 18 in bottiglia.
Vino generoso, di buon corpo, ma anche elegante e con trama tannica fine, ha ben accompagnato il piatto, creando un buon connubio !!!

giovedì 17 gennaio 2013

Immagini da Sant'Antoni de Saronn...

Domenica mattina con Sabri ci siamo recati a visitare la fiera di Sant'Antonio a Saronno (vedi qui per saperne di più sul Santo e sulla festa).
Oltre alle innumerevoli bancarelle, la parte più interessante è stata sicuramente la ricostruzione di uno spaccato di un borgo agricolo degli inizi del '900, dove vi erano presenti svariati figuranti in costume d'epoca, davvero molto belli.
D'obbligo è stato l'acquisto dei firòn, che una volta a casa ha destato molta curiosità in Kiki e nei miei nipotini, in quanto loro non hanno mai visto queste collane di castagne.
Con rammarico ho però notato che ormai più nessuna bancarella di dolciumi vende la "tira e taca", croccante di zucchero caramellato che "divoravo" in pochi minuti quando ero piccolo io.
Bellissima poi è stata l'esecuzione del suono della campana fatto dai “fioeu del rion de Sant’Antoni”, è stato un momento molto emoziante.
Di seguito pubblico una carrellata di immagini inerenti alla manifestazione.
Foto di Sabrina Gatti (vietata la riproduzione).


Benvenuti a Sant'Antoni del purscell





La stalla - 1

La stalla - 2

Oche !!!


La mola, attrezzo principale del "mulita"


Questo non l'avevo mai visto: segnatempo con corda (quest'ultima è a destra del braccio in legno). In base se la corda è secca o bagnata, l'asta in legno si posiziona su una delle scritte...

A destra, un cardatore per la lana

Casa a ringhiera, sotto trova "spazio" una topia d'uva

L'ingresso della stalla



I firòn !!!




Si mangia !!!


Che ammucchiata !!!

Il borgo si anima...

Ossa di appestati

Statua di San Rocco

Reliquia di Sant'Antonio

L'altare della chiesetta

Trofei di caccia !!!

Si prepara il budello per i cudeghìtt...

Regiù e pancetta...

Si brinda !!!

Scopetta tra amici...

La morra !!!


Panni appesi ad asciugare

Si preparano i panini...

L'osteria del borgo

Classe 1869

Zucche colorate...

Cippo in memoria della peste del 1630...

Il pozzo di San Patrizio !!!

La chiesetta

Tutto pronto per il gioco della pignatta !!!

martedì 15 gennaio 2013

Nebbiolo del Nord: "Omaggio a Quintino Sella"...

Oggi vi parlo di un ottimo vino ottenuto principalmente da uva Nebbiolo: "Omaggio a Quintino Sella" !
La particolarità di questo vino è di essere prodotto non nella culla del Nebbiolo, ovverosia nel bellissimo scorcio di Langa piemontese che corrisponde alla zona di Barolo e Barbaresco (e dintorni), ma bensì la sua zona di produzione (e corrispondente DOC) è quella di Lessona, vicino a Biella.
Ricordiamo, infatti, che il Nebbiolo dà ottimi risultati anche fuori dalle Langhe, in zone appunto come il Nord Piemonte (Carema, Boca, Bramaterra, Ghemme e Lessona), Valle d'Aosta (dove è chiamato Picoutener), ed in Valtellina (chiamato anche Chiavennasca), dove va a creare fantastici vini come per esempio gli Sforzati oppure i Valtellina Superiore tra cui Sassella, Grumello e Inferno.

Torniamo alla nostra bottiglia: ha un nome altisonante, addirittura è un omaggio ad una determinata figura, Quintino Sella. Chi è costui ?

Quintino Sella
Vissuto nell'800, biellese, fu una figura di spicco nel mondo politico, arrivando a ricoprire anche la carica di Ministro delle Finanze. Ingegnere e membro fondatore del CAI, perorò la causa dell'unità d'Italia. Si racconta che brindò a quest'evento con una bottiglia di Nebbiolo di Lessona, ragione per cui le Tenute Sella, che è il produttore di questo vino, ha deciso di dedicargli questa particolare edizione.

Lessona DOC "Omaggio a Quintino Sella"
Annata 2004
Titolo alcolometrico 12,5%
Vitigno: Nebbiolo 85% - Vespolina 15% (provenienti dal vigneto "Rivaccia")
Età media delle viti: 50 anni
Data vendemmia: 8 Ottobre 2006
Affinamento: 48 mesi in botti in rovere di Slavonia da 25 hl
Lotto: L96/11

Nel bicchiere troviamo un colore rosso rubino scarico, tipico del Nebbiolo.
Lasciato "respirare" un poco, si è investiti dall'eleganza straordinaria di una miriade di aromi che si presentano l'uno dietro l'altro con una progressione, pulizia e nitidezza impressionanti.
L'attacco è su note speziate di tabacco, cuoio, cenere, caffè, cacao, rosmarino, alloro, e soprattutto liquirizia. Richiama poche note di frutta rossa, riconosco solo un accenno di mirtillo, per poi passare ad uno dei classici sentori floreali del Nebbiolo, la rosa.
In bocca è di una straordinaria eleganza, vira su note minerali con una grande acidità tagliente (per farvi un'idea di quest'ultima: avete presente da piccoli quando si appoggiava la lingua sulla lama del temperino per sentire la "scossa" ? Ecco la sensazione è simile).
Vengono richiamati sentori salini e ferrosi, si dimostra opulento, con una grande struttura, e tannini "corretti" nella loro aggressività. Emergono ulteriori note di caffè e cacao, il tutto amalgamato ed equilibrato in una straordinaria morbidezza al palato.
Buonissimo, un vino da mettere in cantina sicuramente e da proporre ad una cena tra amici, magari facendolo accompagnare ad un bel brasato con polenta fumante, visto il periodo invernale...!
Garantito da me che farete un figurone !

P.S. dello stesso produttore, consiglio caldamente inoltre di assaggiare il Lessona "San Sebastiano allo Zoppo" e il Bramaterra "I Porfidi", eccellenti vini anche loro...

Per chi volesse approfondire la storia della DOC Lessona, consiglio il bellissimo libro di Alberto Pattono, che trovate sul suo sito: http://www.albertopattono.it/?page=216-8

giovedì 10 gennaio 2013

17 Gennaio: Sant'Antoni de Saronn...

Nel calendario delle feste popolari di Saronno, c’è una data molto importante, il 17 Gennaio.

In questo giorno a Saronno si festeggia Sant’ Antonio, abate egiziano vissuto nel III secolo, che dedicò la sua vita alla meditazione e all’ascesi. Difensore dei cristiani, trascorse i suoi ultimi anni in pieno deserto, pur continuando comunque a sostenere i più bisognosi.

La sua figura divenne ben presto oggetto di culto, ricordandone anche le sue sembianze esteriori, come per esempio il bastone ricurvo a cui si poggiava e la campanella attaccata a quest’ultimo, che avvisava del suo arrivo.

E’ chiamato anche Sant’Antoni dal purscell, a causa di uno “strano” connubio tra lui e quest'animale dovuto al fatto di essere protettore degli animali, ed alla sua figura è abbinata anche la presenza del fuoco (famosa è la malattia del fögh de Sant'Antoni). Infatti nella ricorrenza del festeggiamento del Santo, è usanza accendere un grosso falò, in modo da scacciare il maligno e propiziare invece l'avvento di una stagione benevola. In realtà sempre nello stesso periodo dell'anno, c'è un antico rito contadino che viene festeggiato nello stesso modo: la Giöebia o Giubiana (ma di questo parleremo più avanti in un articolo a lei dedicato).

Altro soprannome di San Antonio è quello di Santo del freddo, visto che viene festeggiato durante il culmine dell’inverno.

A Saronno in suo onore fu eretta nel 1400 circa l’omonima chiesetta. Fu testimone di svariate epidemie di peste succedutesi  negli anni, e nelle sue vicinanze fu costruito un Lazzaretto per gli appestati.

La chiesa fu poi consacrata da San Carlo Borromeo.
La chiesetta de Sant'Antoni
In epoche più recenti, il 17 Gennaio, data della festa del santo, i contadini saronnesi si recavano all’esterno della chiesa per far benedire il bestiame (oltre che per baciare la reliquia del santo in essa contenuta). Con la trasformazione da borgo agricolo a industriale, l’usanza si è poi trasformata nella classica benedizione di auto, camion e trattori.

Durante il giorno di festa, viene suonata incessantemente la campana della chiesetta, in modo da fare da richiamo alla gente. Un tempo il picchiettio della campana era eseguito manualmente dai “fioeu del rion de Sant’Antoni”.
Da corollario alla venerazione del santo, fanno ben mostra di sé innumerevoli bancarelle, soprattutto di dolciumi.

Ricordo benissimo che quando ero piccolo, i miei nonni e genitori tornavano a casa sempre con il firòn, una “collana” di castagne cotte al forno legate tra loro tramite uno spago, e assieme al firòn mi regalavano la tira e taca (una specie di croccante a forma di spirale allungata).
I fironàtt ai tempi erano tutti saronnesi, e provenivano dalle vicine cascine, come quella della Cassina Ferrara, la Colombéra e la Manuèlla.
Ul firòn
La festa de Sant’Antoni, a Saronno viene identificata anche come festa di mòros (festa degli innamorati). Oggi si può ridere su quest'aneddoto che vi sto raccontando, ma una volta ul firòn era considerato un emblema fallico, ed i giùvin fidansà omm non lo facevano acquistare alla loro mòrosa.
Tradizione era mangiare a Sant’Antoni  i cudeghìtt còld con polenta o più comunemente con le lenticchie. Altro piatto classico era la cazzoeùra (vedere il detto sotto indicato).
Molti i detti e proverbi locali dedicati a questo Santo, vediamo di ricordarne alcuni:


·         A Sant’Antògn, on’ora e on grogn
·         Sant’Antoni da la barba bianca – fémm trovàa quel ca ma manca
·         Sant’Antoni – frécc da demòni
·         A Sant’Antoni, firòn e cazzoeùra


Riporto anche questa bellissima poesia di Giuseppe Radice, saronnese, promotore di cultura locale e socio fondatore della Società Storica Saronnese:
Lüs de Sant’Antoni


Come l’è viva e bella ‘sta gesètta
quand la lüsiss al dì de Sant’Antoni.
Ghe se fann dree, intorna a la sirètta,
firlér de gent che fann un pandemoni.


In mezz al frècc che ‘l picca e ‘l cagna i oss
ribrillen bancarei pien de bomboni.
Sotta al tabàr, quattaa dal gran geross,
un quai veggètt el tacca sù i fironi.


Se sent un martellett pestà i campann
fra tanto agibile che gh’è in la féra:
anca ‘sta festa gh’ha ‘l so bell riciamm.


Per cascià via malann e malefizi
se pizza a Sant’Antoni ‘na candira:
e coi patér se sbrana i regolizi.


Come dice anche Radice nella sua poesia, la festa attrae gente da tutti i paesi del circondario, e negli ultimi anni, tramite l’associazione Sant’Antonio di Saronno, nel fine settimana precedente al 17, viene fatta una rievocazione storica con un apposito corteo. Inoltre ci sarà la rappresentazione di un borgo contadino e verranno dati da degustare piatti tipici.
Quest’anno la rievocazione si svolgerà il 12-13-14 Gennaio, mentre il 17 ci sarà la sagra (vedere link sottostanti).


http://www.santantoniodisaronno.it/la_sagra.htm


Consiglio a tutti di non mancare a questi appuntamenti, in quanto fanno parte delle nostre tradizioni, e rimangono sempre momenti di aggregazione locale e di festa (sia religiosa che più semplicemente di divertimento).
Bon Sant’Antoni a tutt i gent…

mercoledì 9 gennaio 2013

L'impronta ambientale dell'agriturismo "Il Campagnino"


In questi giorni, tra le varie notizie trovate online, una ha attirato la mia attenzione, reputandola molto interessante.
Riguarda un agriturismo cremonese, “Il Campagnino”, situato nella frazione di Villarocca, facente parte del comune di Pessina Cremonese.
La particolarità di quest’ agriturismo è quella di essere il primo ristorante in Italia che certifica la quantità di anidride carbonica (CO₂) emessa per ogni piatto presente nel loro menù.
Il numero indicato di COemessa è identificato come “impronta ambientale”. E’ un passo verso il futuro, perché l’ “impronta ambientale” potrà essere prossimamente applicata su tutti i prodotti di qualsiasi settore.
Questo porterà a indirizzare il consumatore nella scelta di prodotti derivati da una produzione con bassa emissione di gas nocivi, premiando così le aziende più virtuose sotto questo punto di vista.

Ma torniamo al nostro agriturismo.
Innanzitutto c’è da dire che coltivano un’antica varietà di grano, il grano monococco (oltre a coltivare anche il saraceno).



Questo grano ha più di 10.000 anni ed ha rappresentato una risorsa agricola in Europa fin dall'età del Bronzo. Tracce di questo grano sono state ritrovate in siti archeologici nelle zone di Cremona e bassa bresciana, ed addirittura è stato ritrovato anche nello stomaco di Otzi, il pastore della Val Senales ritrovato nel 1991.
Trattasi di un grano di tipo rustico che non necessita di particolari cure, e si adatta bene a sistemi colturali sostenibili e biologici. In agriturismo questo grano viene seminato con la tecnica della semina su sodo, avendo quindi meno dispersione di CO nell'atmosfera.
 

Spighe di grano monococco
Poi hanno studiato come poter lavorare il terreno utilizzando tecniche meno inquinanti, con l’ausilio di apposite macchine agricole.
Inoltre si approvvigionano delle rimanenti materie prime da utilizzare a tavola appoggiandosi alle altre aziende agricole a loro vicine, comprando per esempio ortaggi, salumi, latte, il tutto praticamente a km zero, e alimentando quindi l’economia locale.
Il passo successivo è stato l'ottenimento dell’ “impronta ambientale”.
Seguendo degli appositi parametri di Legambiente, sono stati sviluppati dei calcoli da Ambiente Italia che hanno portato a ottenere la certificazione ambientale.

A oggi l’agriturismo propone due menù, uno vegetariano, mentre l’altro è di carne.
Andando a leggere il valore di COtotale di ogni menù, vediamo che vince quello vegetariano (1,06 kg di COemessi contro gli 8,35 kg di quello di carne).

Che dire, mi sembra un’ottima idea quella dell’agriturismo, avanti con i tempi, che meriterebbe di passare a trovarli sia per congratularsi, sia per assaggiare questi menù a km zero e certificati ambientalmente.

Agriturismo “Il Campagnino”

Strada Esterna Campagnino n°9
26030 Pessina Cremonese
Tel. 0372 87020
Fax 0372 87020
http://www.agriturismoilcampagnino.it/
E-mail: rmignani@inwind.it


E soprattutto iniziamo ad entrare nell’ottica di sperare di poter vedere finalmente a breve l’etichetta riportante il valore di COsu ogni prodotto che acquisteremo, vedendo quindi quanto incidiamo anche noi stessi con le nostre scelte all’emissione di gas nocivi per il nostro fabbisogno personale.

P.S. Riflessione personale: ma siamo sicuri che tutte le aziende, ristoranti, fornitori, etc., etc., saranno contenti di mettere in piazza il “loro inquinamento” nel caso un domani debba essere indicato per legge ?

Ho il vago sospetto che ne vedremo delle belle !!!